Asymmetry, “Tomorrow’s Inner Space”: la recensione

Asymmetry, “Tomorrow’s Inner Space”: la recensione

Tomorrow’s Inner Space è il visionario disco d’esordio dei milanesi Asymmetry. E per partire, la band sceglie un concept, che scandisce i diversi momenti di una giornata qualunque del suo “non-protagonista”. Un viaggio nelle contorsioni di una mente paranoica, tra psichedelia, alt-rock e melodia.

Asymmetry traccia per traccia

Dopo l’introduzione pianistica di Moonset, arriva Dunes, aggressiva nei modi ma gentile nel cantato e (anche qui) con qualche goccia di pianoforte a ingentilire il mood. Cave mostra qualche influsso teatral-progressive, sempre senza rinunciare a un drumming molto vivo e a sonorità alternative.

Ice abbassa un po’ i toni per immergersi in labirinti introspettivi dall’animo cupo. Anche Hive non brilla per allegria, anzi si insinua in atmosfere anche più oscure, con la ritmica a suggerire orizzonti rancorosi. Blades alza il volume e scatena un uragano elettrico di potenza notevole, accostandosi di fatto a sonorità metal/stoner.

Si torna su idee molto più melodiche con la malinconica Waves, onde che comunque utilizzano il drumming come frequente frangiflutti. Il brano, da metà, in avanti utilizza un cambio di ritmo che mette ancor più in evidenza batteria e una chitarra in vena di tessiture melanconiche.

Un pianoforte, piuttosto nervoso, introduce ad Absinth, che procede tra sussurri e ritmi sghembi. Il disco si chiude con Sunrise, pezzo strumentale che recupera un andamento a loop, con influenze sparse che vanno dall’indie all’emo.

L’esordio degli Asymmetry è positivo e ben calibrato. Il progetto sembra ambizioso, il che non è necessariamente un male, anche perché le linee sonore seguite sono per lo più semplici e mai troppo barocche.

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