Calisto, un’opera di riappropriazione

Calisto, un’opera di riappropriazione

Abbiamo parlato dei Calisto pochi giorni fa, raccontando del loro ep d’esordio omonimo e delle caratteristiche indie della loro musica (qui la recensione). Abbiamo scambiato anche quattro chiacchiere con la band.

Potete raccontarmi come si formano i Calisto e qual è la vostra storia fin qui?

Ci siamo messi a suonare assieme nel novembre dello scorso anno: io (cantante), batterista e chitarrista venivamo da un medesimo gruppo imploso dopo 3 anni, mentre il bassista è un vecchio amico comune. Abbiamo provato in un box malandato 4/5 volte a settimana, improvvisando per ore e ore, un movimento di liberazione, quando abbiamo cominciato ci siamo detti che ognuno avrebbe portato avanti le proprie idee fino in fondo e senza compromessi. Nell’esperienze precedenti eravamo un po’ imbrigliati, è stata un’opera di riappropriazione. Così sono venuti fuori dei pezzi, che abbiamo deciso di registrare.

Qual è il background delle canzoni che formano l’ep? Brani scritti nel tempo oppure tutto materiale composto ad hoc?
Quando abbiamo composto le tracce non pensavamo certo ad un disco, mentre registravamo chiaramente abbiamo preso degli accorgimenti tali da dare anche unitarietà al lavoro, ma questa unitarietà è data anche dal fatto che le tracce sono tutte frutto di un momento della nostra vita abbastanza denso e circoscritto nel tempo, il rivolgimento di pochi mesi.

Calisto, un progetto a tutto tondo

 Mi sembra che le radici del gruppo affondino nell’indie rock: quali sono i vostri ascolti abituali e quali i vostri capisaldi?
Abbiamo riscoperto la musica italiana, quindi Afterhours, CCCP/CSI, ma anche Il Teatro Degli Orrori, Il Pan Del Diavolo, i Verdena direi sono uno dei riferimenti primari del gruppo, poi ognuno ha i propri ascolti, Giorgio (batterista) ascolta parecchia musica elettronica, dubstep e d’n’b, ma anche gruppi come gli Smashing Pumpkins e i RATM, Carlo (chitarrista) è molto legato ai Beatles di Revolver, mentre Francesco (bassista) ascolta parecchio prog, a me (Alessio, cantante) piace moltissimo James Blake, i La Femme e non abbandono mai Battisti.
Musica e testi sembrano portare con sé una notevole dote di sofferenza e angoscia: quali sono le vostre fonti di ispirazione?
L’opera di Giovanni Lindo Ferretti è una costante ispirazione, essendo in Italia sarebbe strano il contrario, anche Manuel Agnelli ha esercitato una certa influenza sul mio modo di scrivere, sui testi poi meno si ricama meglio è, fare un elenco delle mie letture sarebbe troppo autoreferenziale.
Quali sono i passi successivi dei Calisto? Per ora soltanto promozione dell’ep oppure state già pensando a un possibile lp?
Siamo alla ricerca di un’etichetta che sposi il progetto a tutto tondo, abbiamo composto altri pezzi in queste settimane, a un altro disco non ci abbiamo pensato ancora francamente. La promozione dell’ep, essendo una produzione autonoma, è abbastanza difficoltosa, poi noi vorremo trasformare il tutto in un lavoro a tempo pieno.

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