Claudio Lolli, “Il Grande Freddo”: la recensione

Claudio Lolli, “Il Grande Freddo”: la recensione

claudio lolli, il grande freddoEsce oggi per La Tempesta Dischi il nuovo album di Claudio Lolli. Un ritorno sulle scene lungo e atteso per uno dei cantautori più importanti e significativi del panorama musicale nazionale. A otto anni di distanza da “Lovesongs” (Storie di Note, 2009), Il grande freddo rappresenta anche un ritorno alle origini e alla collaborazione con il nucleo degli Zingari Felici: Danilo Tomasetta e Roberto Soldati musicisti appartenenti al Collettivo Autonomo Musicisti di Bologna con cui Lolli produsse lo storico album “Ho visto anche degli zingari felici” del 1976.

Realizzato grazie ad una vincente campagna di crowdfunding, “Il grande freddo” è un lavoro intriso di poesia e malinconia, che contiene al suo interno una triplice valenza: esistenziale (il grande freddo come specchio dell’indifferenza della società attuale), politica (la fine della sinistra) e filosofica (la metafora della morte).

Claudio Lolli traccia per traccia

La prima canzone del disco è Il grande freddo, la title track. Ed è opportuno parlare di “canzone” e non di traccia, brano o simili: fin dalle prime battute, pianoforte, voce e tutto, Lolli ci tiene a marcare il territorio con note precise e parole pensate, pur aprendo con un chiaro senso di malinconia.

Metafore motoristiche aprono La fotografia sportiva, in cui è evidente il lavoro del basso, l’attitudine narrativa, il ritmo contenuto e fluido. Non chiedere, con l’ausilio di fiati molto presenti nel disco, disegna qualche linea in ascesa, consolidando il tutto con un po’ di armonica a bocca nella seconda parte. Piuttosto cadenzata 400000 colpi, in cui il drumming assume il controllo della situazione conferendo un sapore jazz al discorso, fino al finale con assolo di chitarra elettrica.

Sai com’è è una ballata che racconta con calma e cautela percorsi intimi ma non solo, rivelando nel finale la dedica del brano. Qualcosa di morbido, triste e profondamente malinconico caratterizza Gli uomini senza amore, in cui i fiati si ricavano di nuovo spazi importanti. Prigioniero politico coniuga pubblico e privato in un gioco di metafore.

Principessa Messamale inserisce un po’ di ironia insieme ad altri tratti pittorici. La canzone poi cambia d’umore e si affida agli strumenti per un finale quasi progressive. Si chiude, ancora morbidi, ancora con fiati, con Raggio di sole, più recitata che cantata, che chiude musicalmente il cerchio riprendendo i temi dell’apertura.

Un disco intenso e intelligente, quello che caratterizza il nuovo ritorno di Claudio Lolli. Una penna e una voce molto significativa che riesce a non far rimpiangere un passato prestigioso: non è cosa per tutti.

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