Daniel Barbiero e Cristiano Bocci, “Non-places”: la recensione

Daniel Barbiero e Cristiano Bocci, “Non-places”: la recensione

Daniel Barbiero e Cristiano Bocci pubblicano Non-places, in uscita per Acustronica il 30 settembre, come download e CD. “Non-places” è una raccolta di costruzioni sonore ispirate ai non-luoghi, luoghi pubblici che spesso, anche se non esclusivamente, hanno una funzione commerciale, e che conferiscono un senso di anonimato o di estraneità a chi passa attraverso di essi e li usa per i propri scopi.

Cosi lo racconta il comunicato stampa: “Ogni brano è una composizione stratificata che interpreta uno specifico non-luogo. Prendendo una registrazione sul campo di un non-luogo come strato fondamentale, Barbiero ha composto e suonato una parte di contrabbasso, che Bocci ha sottoposto a una decostruzione e a una ricostruzione elettronica: filtraggio di frequenze, costruzione di cellule ritmiche e ostinati da frammenti di melodia, ripetizioni del contrabbasso messe a contrappunto dello stesso e, quando appropriato, aggiunte di melodie con il basso elettrico a 6 corde, raddoppiando la composizione originale. (La ripetizione è un motivo fondamentale del non-luogo, e di conseguenza di molte di queste composizioni)”

Daniel Barbiero e Cristiano Bocci traccia per traccia

Si parte da Berlin Subway (long hours), traccia d’apertura in cui il contrabbasso intona la propria melodia su un background ambient-noise non confuso ma articolato in modo organico.

2000 PA Ave (The Symmetrical Stairs) è più scomposta, muove passi tremolanti, ha una linea identificabile ma molto mobile.

Bruxelles Gare du Midi apre con il messaggio dell’annunciatrice della stazione belga, poi arriva il treno, quindi entra il basso, a fare da sfondo ai loop rumoristici ferroviari e a regalare colori scuri. La Turnpike Suite ha caratteristiche più jazz, articolate su bassi e drumming. Ma il lungo percorso del brano (oltre 17 minuti) si scompone, affastella sensazioni, travalica i muri del noise. La parte finale assume toni drammatici.

Più classico l’impianto di Rome Airport (A Turn of the Vane doesn’t Eliminate Flight), che poi si muove al seguito dei passeggeri post-atterraggio, prima di riprendere la linea, con l’aiuto dell’elettricità. Si chiude con Train to Siena, con una curiosa apertura con armonica a bocca, prima che il contrabbasso rientri a rendere più cupo il viaggio.

La sperimentazione di Barbiero e Bocci parte dai “non luoghi” per approdare spesso ai “non suoni”, mantenendo però sempre una linea musicale chiara, spesso rappresentata dai bassi. Un esperimento di alto livello, sia dal punto di vista concettuale, sia prendendo in considerazione il risultato finale.

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