Deison & Uggeri: “In the Other House”, la recensione

Deison & Uggeri: “In the Other House”, la recensione

Deison & Uggeri pubblicano In the Other House: non nato come concept album, il disco si è trasformato lentamente in un lavoro sonoro unitario. Assemblato, mixato e concluso nel brevissimo arco di tempo tra il novembre 2012 e il gennaio dell’anno successivo, “In the Other House” vede la luce circa due anni dopo con il mastering di Ian Hawgood (Home Normal la sua etichetta) e grazie al supporto delle label dei musicisti stessi affiancate da Final Muzik ed Oak Editions nonché dalla svizzera Old Bicycle Records.

Anche se l’idea di fondo dei due musicisti sperimentali non era quella di pubblicare un disco dalle caratteristiche horror, il risultato fa pensare alla colonna sonora di uno di quei film in cui la tragedia incombe: niente di splatter, bensì un sorgere del male che arriva da lontano e dal profondo. Il tutto rinchiuso fra le pareti di una casa, che fornisce l’ambientazione ma è anche la protagonista della storia. Incidentale (?) il fatto che proprio poco prima della pubblicazione del disco sia Uggeri sia Deison hanno realmente traslocato in altre case.

Deison & Uggeri traccia per traccia

Si entra nella casa passando per Fessure (Attic and stairs), lunga suite che comincia a costruire un discorso dai profili sempre più da brivido man mano che il brano procede. Istanze autunnali ma anche piuttosto horror, quelle suggerite da So Detached (Dining Room and Terrace), in cui le tensioni si acuiscono con il passare del tempo, e a un battito ritmato e ripetuto iniziale si sostituisce una grande forza non benigna incombente.

Micro Drama (Kitchen) vede arrivare il problema da lontano, vede emergere l’oscurità gradualmente e poi, con sottolineature di pianoforte e di archi digrignanti, ne accoglie la forza. Stasis (bathroom) aumenta il livello dell’inquietudine con rumori sparsi e indistinti, perfino con strumenti a fiato lontani e scorrere d’acqua.

Si passa quindi a Worried stagnation (bedroom), con uno scalpiccio e porte che si aprono e si chiudono, in una situazione che non sembra particolarmente stagnante, anzi immersa in un dinamico e sconcertante scorrere di eventi.

Prelude, Largo (stairs and cellar) ci porta in cantina per un finale drammatico ad ampio spettro. Non ci sono emozioni esageratamente forti o strazianti, piuttosto un costante mormorio di fondo che a volte diventa agghiacciante.

Disco fortemente sconsigliato a chi è alla ricerca di pensieri felici e leggeri, In the Other House porta le sperimentazioni di Deison & Uggeri a un livello alto, soprattutto per la complessità e la costruzione organica dell’operazione. Piace anche la varietà di quadri offerti e di sonorità utilizzate.

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