Francesco Garito: la strada è vita vera

Francesco Garito: la strada è vita vera

Sei anni dopo “Fotografie”, il cantautore calabrese, ma trapiantato a Firenze, Francesco Garito pubblica L’Attesa. Canzoni scritte con calma, alternando l’attività da musicista “in studio” con un’anima molto più “street”. Abbiamo rivolto qualche domanda a Francesco.

Sono passati sei anni da “Fotografie”: come mai tanto tempo tra il tuo esordio e “L’Attesa”?

Come si evince dal titolo del disco ho atteso l’ispirazione, di avere qualcosa da dire e di dirla con un suono che rappresentasse bene l’anima delle canzoni. Grazie al cielo non scrivo come se dovessi timbrare il cartellino e lascio che le canzoni arrivino con il loro tempo senza forzature. Quando il materiale che avevo in mano mi è sembrato buono è arrivato l’incontro artistico con Stiv Cantarelli ed a conti fatti erano passati 6 anni dal primo disco, se non avessi incontrati Stiv forse il disco non sarebbe stato concepito.

C’è stata molta enfasi sul fatto che hai registrato il disco in analogico: puoi spiegare questa scelta?

Forse la molla iniziale è stata la curiosità, sapevo per certo cosa non volevo e cioè un disco che suonasse in maniera industriale ma non sapevo come fare e Stiv è stato il tramite per registrare in uno studio analogico (“L’amor mio non muore” di Roberto Villa a Forlì) che non ti fornisce alcun paracadute, riporti in studio quello che in mesi hai provato a casa e tutto viene volutamente lasciato così come esce dagli strumenti e dalla voce, anche le piccole imperfezioni che a mio avviso restituiscono calore, umanità e poesia. Insomma una scelta artistica.

Come nasce “Farenheit 451” e perché l’hai scelta come singolo?

L’ispirazione è arrivata dal libro di Bradbury, qualche hanno fa, era una calda primavera, mi trovavo a Roma per lavoro e quel giorno la capitale ospitava una riunione di capi di Stato, la città era blindata, strade chiuse, elicotteri che la sorvolavano, ho attraversato un infinità di quartieri a piedi e questa situazione mi ha fatto sentire come un personaggio del libro, mi sono fermato in un bar a bere qualcosa di fresco ed ad un tavolino ho scritto il testo, la musica è arrivata dopo con il tempo. La scelta come singolo è stata dettata dall’atmosfera che il brano restituisce, credo rappresenti bene l’intenzione del disco.

 

Francesco Garito: conforto e rifugio

Che cosa ti ha spinto a fare una cover de “Il panorama di Betlemme” di De Gregori?

De Gregori è sempre stato un mio riferimento, sin dalla tenera età, ma ho sempre cercato di “evitarlo” come se non volessi mostrare la sua influenza sulla mia musica. In questo caso, il brano, evocativo e straziante, è stato completamente reinterpretato e rallentato rispetto all’originale e mi è stato di conforto e rifugio in un momento particolarmente doloroso.

Puoi parlare della tua esperienza da “Artista di strada” con “Open Art”?

Nel 2003 feci un viaggio in Scozia, ad Edimburgo mi ritrovai nel bel mezzo del “Fringe Festival” il più grande festival di arte di strada d’Europa e ne rimasi folgorato.

Appena arrivato a Firenze nel 2004 ho iniziato ad esibirmi per strada da abusivo, poi grazie ad alcuni colleghi sono riusciuto a prendere il regolare permesso e dal 2009 sono riconosciuto dal Comune di Firenze. Un esperienza bellissima, di associazionismo perchè sono stato fondatore di “Open Art” che raccoglie una grossa fetta degli artisti sul territorio fiorentino e poi la strada offre un palcoscenico inimitabile, chi ti ascolta per strada lo fa perchè davvero lo vuole, senza filtri e nel mio caso credo che il mio rispetto per la città venga apprezzato e sentito, in fin dei conti chi si trova in piazza Santa Croce non è li per me ma per ammirare la bellezza di un luogo, io posso dare qualcosa in più a quel luogo niente di più.

Poi tanti incontri, i bambini che si incantano ad ascoltarti, suoni un pezzo di Fiorella Mannoia e te la ritrovi li ad ascoltarti oppure la turista americana che scende in strada dal suo appartamento per ringraziarti e farti salutare al telefono il papà dal Montana che ama la canzone che hai appena finito di cantare, insomma la strada è vita vera.

 

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