HLFMN, “You’re Shifting Now”: la recensione

HLFMN, “You’re Shifting Now”: la recensione

Si chiama You’re Shifting Now il nuovo disco di HLFMN: diciassette tracce di elettronica che si muovono dalla bass music al dream pop con svariate tappe intermedie. Così HLFMN (che sta per “Half Man”) spiega il progetto:

“You’re Shifting now” può essere tradotto sia con “stai cambiando adesso” sia con “ti stai spostando adesso”; (…) si può facilmente intuire che il titolo deriva proprio dalla teoria pseudo-scientifica degli universi paralleli o teoria dei “molti-mondi”, in cui si enuncia che la realtà si snoda come una successione rapidissima di fotogrammi olografici; la realtà non è mai uguale a quella di un secondo fa, quindi “ti stai spostando adesso”… verso dove lo decidi TU”.

HLFMN traccia per traccia

Il disco si apre sulle onde viaggianti di Dance, pezzo non tranquillo ma certo non da dancefloor, che ospita anche qualche suggestione di sapore orientale. A proposito di Oriente: lavora molto più all’oscuro un’inquietante Yin, mentre la seguente Gypsy Girl è contrassegnata da una vivacità saltellante ma non troppo più allegra.

Ritmata e un po’ più pop, almeno come spirito, è Seismic Love, caratterizzata da una notevole attenzione ai dettagli. Poi eccoci a Farewell, che porta sicuramente un po’ dello spirito del primo Moby (per il quale HLFMN ammette una certa stima).

Dopo il breve intermezzo di Relief, ecco una magmatica Volcano, che fa leva su voci, drumming, sentimenti soul e R&B per impastare una miscela ruvida, urticante e cangiante. E’ breve anche Go Out, molto più rilassante della precedente.

Con People from the Woods si prosegue in un’atmosfera serena, quasi infantile e bucolica, tra prati e fontane. Into the silence aggiunge un momento di delicatezza al panorama.

Scandinavia part I ha delle voci che partono da lontano e dei suoni cristallini che invece tendono ad avvicinarsi e a risultare taglienti. Anche qui l’influsso di Moby e dell’elettronica anni ’90 non è molto distante. La seconda parte di Scandinavia si muove su tavole di ghiaccio non molto dissimili.

Far decide per un pecorso più minimal, ma approdando a mete, diciamo così, spirituali. Il minimalismo, ma non necessariamente la ricerca spirutale, terminano però con Monastery, ove il monachesimo in questione è evidentemente di stampo orientale, ma anche techno.

A Sunset ci conduce verso la parte terminale del disco attraverso il panorama spoglio ma anche ricco della campagna dove il sole tramonta tra il frinire dei grilli. E dopo il tramonto, curiosamente, la luce: All is light è un pezzo semplice e solare. La chiusura, con Endless Game, è pacifica anche se con qualche sorpresa.

Prova di notevole forza, quella di HLFMN, che compendia le proprie virtù e le mette in un disco piuttosto enciclopedico ma anche ricco di luci e di spunti di notevole interesse.

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