In breve: cinque nuove segnalazioni per te

In breve: cinque nuove segnalazioni per te

Eccoti altre cinque segnalazioni in breve di dischi magari usciti da qualche tempo, o magari molto brevi, che meritano una menzione su TRAKS.

Teho Tehardo & Blixa Bargeld, “Fall”

Esce in vinile Fall, il nuovo ep che Teho Teardo firma in collaborazione con Blixa Bargeld, a due anni dal precedente ep Spring. L’ep si apre con una cover in crescendo di Hey Hey, My My di Neil Young, che prende spunto da alcune versioni live del classico del canadese, ma rielaborandola in maniera consistente grazie agli archi. Molto più acida, soprattutto nel finale, Ziegenfisch. Si passa a un recitato in italiano (ma anche in tedesco) con Testosteron Sklaven, supportata da sonorità minimal. Si chiude con Bianchissimo, che si circonfonde di atmosfere cupe create per lo più dagli archi, in un crescendo claustrofobico ma tutto sommato liscio. Un lavoro elegante, raffinato e ricco a livello concettuale per i due, che presenteranno Fall il 18 maggio Bologna al Locomotiv Club e il 19 maggio a Trieste,  al Teatro Miela.

Louis DeCicco, “Watermouth”

E’ uscito a febbraio ma merita ancora attenzione Watermouth, il primo cd solista di Louis DeCicco, registrato nel 2016 tra Berlino (dove il musicista vive da qualche anno) e le campagne di Benevento, la sua terra d’origine. Il percorso che ha dato vita a Watermouth è iniziato nel 2015 grazie a degli studi proprio del suo territorio di provenienza, il Sannio (nella provincia di Benevento, in Campania), e alle sue antiche pratiche pagane che sono state spazzate via dalla chiesa cattolica nel corso dei secoli. Il percorso, tutto strumentale, del disco, comincia con la morbida chitarra classica di The Arounder. How to defeat the gravity being together segue volute morbide ma con qualche tratto appuntito. Dissonanze, ritmi accelerati e qualche senso di tribale in Illumina, che poi ha evoluzioni di stampo orientale. Bologna e noi si mette a disegnare uno standard “classico” di chitarra, mentre San Giovanni Decollato si muove su piani più psichedelici. Si arriva così alla chiusa in accelerazione di Sycomore Song, di impianto blues. Buona varietà e idee sensate e ben eseguite nel disco di DeCicco, che mette in mostra nel disco i suoi talenti non comuni.

Florence Elysée, “Home”

Si chiama Home l’esordio sulla lunga distanza dei Florence Elysée, trio pesarese in bilico tra suggestioni acustiche ed elettricità. Mixato da Paolo Rossi presso lo Studio Waves e autoprodotto dalla stessa band, “Home” centrifuga quelle che sono le principali influenze del trio: il pop rock, l’indie-alternative ma anche qualcosa dell’emo-rock anni Duemila. Il concetto base di cui parla più o meno tutto l’album viene probabilmente spiegato proprio nell’ultima canzone “Home“. Ce la raccontano gli stessi Florence Elysée: “Siamo tutti alla ricerca di qualcosa che possiamo definire “casa“, trovare la serenità in quello che ci circonda, oggi è normale pensare di volere volare via da qui”. Pezzi come Beautiful o Towards Home confermano le predisposizioni rock-pop della band, comn Letters si affronta un filone più melodico, mentre pezzi come This is the Last Time lasciano maggiore spazio alle chitarre. Nel complesso la band sembra avere le idee chiare.

Dead & Breakfast, “Rebirth”

I lodigiani Dead & Breakfast, nati nel 2007 e adepti dell’horror metal, pubblicano Rebirth. Un disco da sette canzoni egualmente influenzato dal metal classico e dalle sonorità più contemporanee, che si apre con la roboante e martellante The Devil Inside. Più rallentata Nightmare, che ripercorre i cliché del genere. Grande apertura di drumming per Tarantula, capace di cambiare anche ritmi durante il percorso. Altri pezzi molto robusti come Timmy si avvicinano ai ritmi dell’hard rock, mentre l’omonima Dead & Breakfast corre molto di più. Inch by Inch si avvicina a concetti tradizionali di rock’n’roll, mentre il disco sceglie di chiudere con Rebirth, una title track piuttosto fiammeggiante.

 

Roadhouse Crow, “Roadhouse Crow”

Un pop venato di qualche malinconia, quello che propongono i Roadhouse Crow, band nata nel 2013 in provincia di Frosinone. Qualche esperienza e qualche concorso alle spalle, un disco uscito nel 2015, il quartetto apre il nuovo lavoro con Sugar Rain, che si muove fluida sulle movenze di basso e tastiere. Più placida Motels, che però si anima improvvisamente in un finale quasi festoso. La malinconia torna invece con London Love, che adotta un mood cantautorale. Ultimo pezzo dell’ep Galapagos, che torna a mostrare il lato più movimentato della band, che forse è anche quello più originale. L’ep è portatore di buone canzoni e di un lavoro complessivamente ben rifinito.

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