In breve: cinque segnalazioni per te

In breve: cinque segnalazioni per te

Dopo la pausa estiva, tornano le segnalazioni in breve che TRAKS ti regala, per tenere a mente dischi che potrebbero esserti sfuggiti.

Pieralberto Valli, “Atlas/Instrumental”

Dopo la pubblicazione del debutto solista Atlas, Pieralberto Valli pubblica Atlas/Instrumental che, come si intuisce, contiene le tracce del precedente disco (meno una, “Il Rumore del Tempo”) in versione strumentale. La rilettura regala dimensioni più sintetiche ma anche più sostanziose alle melodie eteree di Valli. Dopo le sensazioni trip hop di Atlantide, si passa a una più incisiva Falso ricordo, in cui piano e ritmica dialogano e si contrastano. Anche Frontiera ricorre a giri elettronici piuttosto “presenti”, mentre I nostri resti suona anche qui piuttosto cupa. Altri brani, come Cosa rimane, conservano anche in questa versione la purezza originale. Non siamo soli aggiunge qualcosa in termini di struttura. Operazione interessante, ancorché probabilmente limitata a pochi cultori.

Odiens, “Long Island Baby”

Esce in questi giorni Long Island Baby, titolo parzialmente loureediano per gli Odiens, band con un po’ di indie e un po’ di cantautorato italiano ma anche no, che nasce nella primavera del 2012. Negli anni suonano praticamente con i Tre Allegri Ragazzi Morti, aprono i concerti di The Virgins, Pink Rays, Orange, The Niro, Buzzcocks, Baustelle, Mannarino, Marracash. Qui aprono il disco con una più triste che ironica Ménage a trois (meno due), facendo poi succedere qualcosa di epico con Thelonius. Profili più alternative quelli de L’Estremista, che mette in evidenza qualche punto in comune con i già citati Baustelle. C’è un po’ di Morgan in Alka Seltzer, un (bel) po’ di psichedelia nella title track, un po’ di pop d’autore e vintage ne Il Ragazzo che Soffriva ad Oltranza. Notturno costruisce atmosfere rallentate, romane e cinematografiche d’antan. Sempre vintage, ma di tutt’altro genere, le sonorità della curiosa Punjabi Surf. Un disco davvero eccellente per gli Odiens, fantasiosi e capaci di sostenere registri differenti senza fare una piega, ottenendo sempre canzoni intelligenti e d’impatto.

Tain, “Ufologia”

Ufologia è il primo disco solista di Tain, nato da suoni elettronici e dalla voglia di sperimentare nuove vie di comunicazione. Il disco è tutto intessuto di suggestioni fantascientifiche, di idee cinematografiche e di sintetizzatori. Si parte dalla lunghissima e rappata Invasione Aliena, canzone manifesto su sonorità sintetiche che mescola spunti d’attualità con idee surreali. Veloce e synth pop l’atmosfera di Nuovi Mondi, mentre Quadri appesi mette in mostra un lato più pop (e molto più convenzionale) della scrittura di Tain. Tra sussurri e insistenze emergono pezzi come Salto temporale, memore del synth pop anni ’80. Ufologia, la title track, gioca con le sensazioni del cinema di fantascienza, ma anche con ritmi ballati, e con un po’ di ironia. Detto che l’attitudine predicatoria di qualche pezzo convince fino a un certo punto, Tain dimostra molta fantasia e capacità di costruire strutture consistenti.

La Jovenc, “Mater”

Giovanni Dal Monte (aka La Jovenc) è un videoartista, musicista e compositore italiano che ha iniziato la sua attività negli anni novanta, collaborando con artisti di sperimentazione e avanguardia. Il suo nuovo lavoro Mater consiste nella trascrizione di partiture midi di musica rinascimentale attraverso un processo “serigrafico”, alla Warhol. Il risultato sono pezzi brevi e cristallini con Capir Due, che apre il lavoro, oppure più articolati, come la cascata sonora di Redfrd tre. Ma non c’è soltanto lo scintillio: un pezzo come Heaven’s Grace, a dispetto del titolo angelico, mitraglia e si muove al limite tra noise e industrial. La delicatezza, ma anche una visione del mondo sghemba, si recupera in piccoli episodi come Alfn; ci sono anche pezzi più cupi come Encn uno. Un lavoro complesso, ma mai privo di leggerezza.

Poppy Ackroyd, “Sketches”

In attesa di un nuovo album previsto per ottobre, la pianista Poppy Ackroyd ha pubblicato Sketches, tracce in solo piano contenute nei due precedenti album e nuovi brani. Vincitrice del BAFTA nel 2015 per la colonna sonora del film Stems, la Ackroyd dimostra tutte le sfumature del proprio stile a partire da pezzi delicati come Resolve. Si accenna all’ambient con Rain, almeno per il rumore della pioggia, mentre Feathers fa della leggerezza la propria caratteristica principale. E mentre Birdwoman insiste su piccoli giri di note, Strata prende vie malinconiche ma di respiro più ampio. Un lavoro ben cesellato e che non sembra affatto una “preparazione” a ulteriori uscite, ma un insieme compiuto e a sé stante.

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