Intervista: Bright Lights Apart, perfezionismo autoimposto

Intervista: Bright Lights Apart, perfezionismo autoimposto

Si chiama As Everything Falls Apart il nuovo disco dei Bright Lights Apart, band veneta con una larga varietà di influenze che ha scelto il prossimo 6 febbraio per la sua nuova uscita. Perciò è solo qui su TraKs che puoi ascoltare la title track, in streaming, in esclusiva e in anteprima, proprio qui sotto.

Del disco, registrato dal leader della band Miles.t presso la B.L.A. Basement room di Rovigo, parliamo con lo stesso Miles.t in questa intervista.

Qual è la storia della vostra band?

Be’, il progetto è nato, si può dire, per caso. Mi incontrai con i musicisti che in seguito sarebbero diventati la prima lineup dei Bright Lights Apart nel 2012, lavorando al disco di un mio amico producer. Io, già allora, avevo delle canzoni che avevo scritto per me e provai a proporle per quel progetto, e di fatto, da allora, mi ritrovai con una band nuova.

Nel 2012, personalmente parlando, non avevo un gruppo principale con cui suonare, perciò decisi di focalizzarmi a tempo pieno sui Bright Lights Apart. I primi mesi della band furono un po’ sperimentali, sia per la capire la direzione del sound sia anche per trovare al giusta lineup, infatti questa formazione si è sistemata poco prima di cominciare le registrazioni di “As Everything Falls Apart”.

Volevo a tutti i costi una persona che si occupasse esclusivamente dell’elettronica e ricordo che misi a scandagliare il web in lungo e largo per cercare un profilo che facesse al caso nostro e non appena Slug si è unito alla band ci siamo messi in moto per la produzione del disco, questo circa un anno fa.

Questo è stato il primo lavoro “da band” che avete registrato come BLA: quali sono state le vostre sensazioni a riguardo?

Il primo periodo della band è stato un po’ sperimentale. Non appena avviato il progetto, che allora aveva solo tre membri (di cui Boniz il batterista del Lorø), decidemmo da subito di registrare un demo che è ancora disponibile oggi sul nostro Bandcamp in free download. Lo facemmo giusto per capire la direzione del progetto per dare una definizione al nostro suono di cui non avevamo le idee molto chiare e lo facemmo da subito in maniera un po’ istintiva.

Se penso a quelle registrazioni ricordo con piacere l’atmosfera nella quale sono state prodotte quelle quattro tracce. Infatti le abbiamo registrate in una casa di campagna che utilizzavamo come sala prove e ricordo con piacere quell’estate passata spesso anche in solitaria, a lavorare a quelle canzoni. Dal punto di vista del suono, quando lo ascolto adesso, sento che la band era ancora troppo analogica. L’elemento rock era ancora prevalente su quello elettronico, cosa che invece siamo riusciti a bilanciare su questo disco, ma come ti già detto durante quei primi mesi non avevamo bene le idee chiare in testa e abbiamo giocato un po’.

Quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato nel realizzare il disco, se ci sono state?

As everything Falls Apart innanzitutto è un autoproduzione di cui io sono stato produttore, sound engineer e ovviamente musicista coinvolto. Puoi immaginare che questo fatto mi abbia messo una notevole dose di pressione. A ogni modo le difficoltà maggiori sono state proprio nel luogo dove abbiamo registrato, cioè il nostro seminterrato dove abbiamo anche la sala prove.

È un luogo comodo per noi ma non è assolutamente uno studio. Quindi durante le sessioni di registrazione dovevo tener conto sia di come ottenere un buon suono dallo strumento che si stava registrando, ma anche della stanza dove ci trovavamo e delle sua acustica e adattarmi di conseguenza!!

Poi ricordo che ci ho messo troppo a fare il mix. Eh, veramente, mi sono fratto prendere da un flusso di perfezionismo autoimposto, se vogliamo definirlo così, che mi ha stressato non poco. Ricordo che i ragazzi passavano in sala prove per prendersi su qualcosa e mi trovavano là in solitaria a sistemare delle cose. Alcuni punti di alcune canzoni mi hanno veramente provato a livello di mix, ma alla fine sono veramente contento del risultato finale e non devo recriminarmi di nulla.

Bright Lights Apart: canzoni al contrario

Come nasce “As everything falls apart”, la title track?
Ti confesso che, per tre quarti della band, è la nostra canzone preferita ti posso dire che sicuramente è quella che rappresenta il punto di partenza del suono che vorremmo sviluppare in futuro. A ogni modo la nascita di questa canzone è un po’ particolare perché di fatto l’ho scritta al contrario cioè partendo dalla fine.

Infatti me ne ero venuto fuori con quel giro di pianoforte che chiude la canzone e che mi piaceva molto, ma allo stesso tempo sentivo che non era adatto per sviluppare una strofa o un ritornello, o qualsiasi altra parte, ma andava bene proprio per chiudere una canzone. Mi sono messo allora a pensare a quello che poteva esserci prima per arrivare a quella parte finale e letteralmente ho scritto la canzone a ritroso!!

Ne è venuta fuori questa struttura particolare che porta al piano finale senza che ci sia una strofa o un ritornello. È uno sorta di crescendo unico e a noi piace molto. Se sono questi i risultati in futuro dovrò scrivere più canzoni in questo modo!!

Potete raccontare la strumentazione principale che avete utilizzato per suonare in questo disco?

OMG è dura qua, ci provo… la domanda nerd…provo a rimanere semplice ma non ti assicuro niente. Be’, allora, dal punto di vista del sound engineer ti posso dire che abbiamo registrato con Cubase 7,5 e scheda audio della M-Audio. Di altre apparecchiature analogiche ho usato un preamplificatore della Focusrite, e un rack della TL-audio con equalizzatore e compressore analogici.

I microfoni di batteria mi sono stati prestati ed era un set della Samson, poi per il basso e per la chitarra ho finito per usare lo stesso microfono che usato per la voce perché mi piaceva anche come funzionava sulle casse ed era della SE Electronics, molto versatile. Le chitarre oltre ad averle registrate con una testata Hughes and Kettener, lo ho fatte anche col POD, il simulatore, quello rosso, hai presente? Se sai usarlo e per determinati suoni, non fa rimpiangere l’amplificatore vero.

Dal punto di vista della produzione elettronica sia io che Slug lavoriamo sia su Cubase che su Ableton, e io spesso li uso tutti e due in rewire, in pratica contemporaneamente. Slug è un grande fan del Massive della Native Instrument, a me al momento mi sono sufficienti i software nativi delle due DAW, e preferisco usare quelli più spartani con un approccio vintage diciamo.

Un accenno ai plugin. Su questo disco l’hanno fatta da padrone il Drumagog che mi ha aiutato molto il fase di mix per alzare il livello della batteria senza perdere la naturalezza, e alcune cose della Voxengo che ho utilizzato sulla voce. Una menzione a un plugin russo, che ho trovato freeware, un compressore che suona veramente da paura!! E’ sempre bello trovare delle chicche del genere, ha perfino le scritte in cirillico!!

Ecco questo è il riassunto, non so se ho esagerato, ma sicuramente gli appassionati di audio mi capiranno!!

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Eh, questa è una bella domanda. In generale devo dirti che seguo molto lo scena underground qua in Veneto e devo dire che il livello delle band che ci sono in circolazione in questo ultimi anni è cresciuto molto. Al momento ti posso citare i nostri vicini di casa, i Lorø, che si stanno muovendo molto bene e praticamente sto vedendo sotto gli occhi come il progetto si sta sviluppando e sono molto contento per loro, appunto!!

Andando a livelli più alti il nome che viene automaticamente è quello degli Aucan, per il suono e per il tipo di approccio che hanno come progetto, rappresentano certamente un modello di riferimento, anche se noi usiamo ancora i software e non siamo 100% analogici!! Ah! Infine anche se siamo in campo IDM, però ti cito Sir Bob Cornelius Rifo, cioè Bloody Beetroot! Veneto pure lui, ho massimo rispetto come partendo dalla provincia si è affermato nella scena musicale internazionale.

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