Intervista: Carmine Torchia, ruvido e rock

Intervista: Carmine Torchia, ruvido e rock

Si chiama Affetti con note a margine l’ultimo disco di Carmine Torchia: tra canzoni d’autore e istinti pop, tra questioni pubbliche e storie private, il disco appena uscito conferma le doti già note del cantautore (qui la recensione). Cantautore che, va detto, abbiamo intervistato.

Vorrei conoscere la storia di questo lp: benché non sia un lp “lento” o affetto da eccesso di cerebralità, mi dà l’impressione di essere nato con calma e con molta attenzione ai dettagli.

Questo nuovo album ha avuto un tempo di lavorazione abbastanza veloce. Si intende a canzoni già scritte: dalla registrazione fatta in un casolare toscano da Massimo Forconi e Matteo Frullano, al missaggio fatto a Milano da Peppe Fortugno, fino al mastering fatto a Roma da Daniele Sinigallia. La cura dei dettagli invece è dovuta ad anni di ascolti pinkfloydiani, sebbene rispetto ai precedenti è un disco più ruvido. Sostanzialmente è un disco rock.
Vorrei anche un tuo parere sull’enorme tour che hai effettuato con “Piazze d’Italia” e qual è l’impronta che ha lasciato su questo lp. 
Quell’esperienza ha avuto un impatto notevole su quello che ho fatto in seguito perché ha modificato il modo di vedere le cose e di intendere la musica, soprattutto sotto l’aspetto live: le strade e gli slarghi urbani hanno ascoltatori occasionali che a volte vanno di fretta, a volte si fermano. È più difficile attirare la loro attenzione rispetto a quando stai su un palco e sotto hai gente che magari è venuta per te. C’è da dire che Piazze d’Italia risale al 2008. Dopo e prima di quest’ultimo sono venuti altri due dischi.
Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel realizzare il disco, se ce ne sono state? 
Le difficoltà sono quelle che tutti i musicisti di questi tempi conoscono: le realtà discografiche spesso hanno piccoli budget e con quelli devi fare i conti. In questo caso è stato prodotto da me in senso esecutivo, in senso artistico con Matteo Frullano. Tutta l’operazione è stata sostenuta da Private Stanze, etichetta di Modena a cui ci lega una reciprocità di stima e affetto. Private Stanze ha creato una squadra in cui c’è chi si occupa dei concerti, chi della stampa, ecc.
Carmine Torchia, un’ambientazione aerea
Mi incuriosisce molto “Manù”: come è nata?
Manù descrive gli (s)viluppi di un amore. L’avevo scritta quando ho conosciuto la mia compagna. Si sviluppa durante il tempo, percorrendo varie fasi. Come avrai notato è grossomodo al centro dell’album e crea un’ambientazione aerea, dove l’elettricità lascia spazio agli archi scritti e diretti da Francesco Leineri.
Puoi raccontare la strumentazione principale che hai utilizzato per suonare in questo disco?
Abbiamo registrato il disco con i nostri strumenti. Nella prima parte (in presa diretta) ho suonato il basso ed ho utilizzato il mio Fender Jazz (Reamp.); Matteo Frullano ha suonato la sua Telecaster (ampli Orange e Fender); Matteo D’Alessandro una batteria Mapex Maridian Maple. Nella seconda fase ho suonato una chitarra acustica fatta dal mio amico Paolo Grassi, una vecchia classica Yamaha, una Telecaster, una Epiphone SG, un piano Yamaha C30; Matteo Frullano ha suonato un pianoforte a coda, un Eko Tiger e una Epiphone Riviera.
La classica domanda di chiusura: si sa che il grande successo musicale si raggiunge costruendo delle rivalità fasulle (Beatles/Stones, Blur/Oasis, Albano/Romina eccetera). Potresti scegliere uno o più rivali e criticarli, anche per finta, ma aspramente, provocando poi risposte che faranno vendere a tutti molti più dischi?
Ahahhaha. Per quanto mi riguarda c’è solo stima e gratitudine verso chi fa cose belle. Ok: i miei avversari sono tutti i personaggi mistici di Private Stanze (vedi www.privatestanze.it).

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