Intervista: TMO, il proprio modo di sentire la musica

Intervista: TMO, il proprio modo di sentire la musica

Nasce da un abbandono la TMO (Turi Mangano Orchestra): l’abbandono alla musica “attiva” da parte di Rosa Mangano, che dopo un promettente inizio di carriera aveva posposto le sette note ad altre questioni. E poi è successo che ha tirato fuori la musica da un cassetto e ha realizzato, con una nuova band, Naturale, un ep cantautorale ma con caratteristiche rock e indie (di cui abbiamo parlato qui). Abbiamo intervistato Rosa, per capire che ne è stato di quell’abbandono.

La formazione del vostro gruppo fa seguito a una storia piuttosto singolare. La puoi raccontare, magari spiegando anche l’origine del nome della band?

Ho iniziato a cantare che ero ancora tredicenne, soprattutto in cover band; poi, per una serie di circostanze, ho deciso di smettere a fine degli anni novanta, continuando a collaborare sporadicamente solo con Massimo Spinosa. Tre anni fa, suonando una tastiera portatile durante una festa di compleanno, mi sono detta che dovevo darmi da fare per formare una nuova band. Per assurdo, la prima persona interpellata non è stata un musicista ma Marco; avevo letto alcune sue poesie e mi erano piaciute molto, al punto che gli ho proposto di scrivere i miei testi.

Il fatto che anche lui avesse un passato da musicista, è stato d’aiuto. Abbiamo scritto diverse canzoni, iniziando proprio da “Naturale”, e poi abbiamo contattato dei ragazzi che già facevano parte della scena indipendente locale. Quelli della mia generazione difficilmente si rimettono in gioco, e io volevo qualcuno capace di portare freschezza e idee nuove. Per quanto riguarda il nome della band, è arrivato di getto, durante una giornata di prove.

Tra una battuta e l’altra su nomi alquanto improbabili, è uscita anche l’idea di Turi Mangano Orchestra; il nome è piaciuto subito, anche se c’è il rischio di essere scambiati per un gruppo da balera. Turi era mio nonno e fin da piccola mi ha insegnato ad ascoltare attentamente i suoni della natura che mi stava intorno. Lui suonava l’organetto e aveva una piccola orchestrina. Gli ho voluto fare un regalo, perché è stata una figura per me importante.

Visto la storia differente dei membri del gruppo, immagino ci possa essere stata qualche difficoltà all’inizio: avete faticato a trovarvi sulla stessa lunghezza d’onda oppure è filato tutto liscio fin dall’inizio?

All’inizio, come capita in molte band, abbiamo provato diversi musicisti; a fine 2013 abbiamo trovato il giusto assetto, iniziando ad arrangiare le canzoni che fanno parte di questo ep. Con la formazione attuale, invece, suoniamo solo da sette mesi, ma c’è già un’ottima intesa. Portiamo le canzoni in studio e poi ognuno aggiunge il proprio modo di sentire la musica, con le proprie influenze, con uno scambio continuo e divertente. Quando iniziamo ad arrangiare i pezzi, lavoriamo su ogni particolare, cercando di trovare, se possibile, la soluzione più elegante. Di solito, dopo due giorni il brano è pronto, ma può capitare che ci siano dei piccoli ritocchi nei mesi successivi. Poi, ovvio, ci sono anche dei pezzi che a distanza di tre mesi non suonano ancora come vorremmo.

TMO: da Lou Reed ai gechi

Come nasce l’idea di “Lou Reed”?

L’idea è nata la sera stessa in cui si è diffusa la notizia della sua scomparsa. Ero molto dispiaciuta e mi sono messa al piano a suonare una sua canzone. Poi è nata questa melodia e ho pensato che sarebbe stato bello realizzare una canzone che parlasse di lui. Marco, invece, non era molto d’accordo; diceva che non è semplice scrivere un testo del genere senza scadere nella banalità. Qualche giorno dopo, invece, è arrivato con la discografia di Lou Reed, proponendo di creare il testo con i titoli di alcune sue canzoni, usando la tecnica del cut-up. Così ha cercato di creare una storia che potesse avere un senso. Ai ragazzi l’idea è piaciuta, anche se un po’ rischiosa, e così è nato il nostro omaggio.

Altro brano che mi incuriosisce è “Il geco”: posso sapere qual è la genesi della canzone?

Marco, prima di trasferirsi in Sicilia, non aveva molta confidenza con i gechi. Quando siamo stati due settimane in un casolare per comporre le canzoni dell’album, abbiamo scoperto che lì dentro viveva una famiglia alquanto numerosa di gechi verrucosi. Uscivano fuori solo di notte e lui ha iniziato a studiarli. Credo abbia scattato un migliaio di foto, realizzando anche qualche video e seguendo le loro abitudini. Pensa che ad alcuni aveva anche dato un nome, cosa che ci faceva ridere. La sera in cui gli ho fatto sentire questa melodia, sul soffitto c’erano diversi gechi a caccia di farfalle e zanzare. Così ha pensato di scrivere un brano che parlasse di loro. Ora gli è un po’ passata, ma ultimamente ha stretto amicizia con una gazza ladra.

“Naturale” costituisce un assaggio già corposo del vostro lavoro, ma pur sempre un ep, quindi un assaggio appunto. A quando il pasto completo, cioè l’lp?

Le canzoni per il nuovo album sono quasi tutte pronte. Con “Naturale” siamo entrati in studio quasi per scherzo, senza avere bene in mente la strada da percorrere, facendoci guidare dal momento. Ora, l’idea è di continuare con lo stile di questo ep, cercando di migliorare dove sappiamo che c’è da migliorare, sperimentando soluzioni che ci diano entusiasmo e voglia di continuare a fare musica ricercando la bellezza. Stiamo iniziando a studiare tutto nei minimi particolari, a cominciare dai suoni. L’idea è di iniziare a lavorarci con l’anno nuovo, senza fretta, magari con la scelta di un produttore artistico che però non vada a snaturare il nostro sound.

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