Pierpaolo Bonelli e le papere all’assalto

Tre tracce che raccontano molteplici viaggi a Londra: il dj Pierpaolo Bonelli (https://www.facebook.com/BonelliPierpaolo/?fref=ts) pubblica Lord Town (https://www.beatport.com/search?q=pierpaolo+bonelli+lord+town) e noi gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Puoi raccontare la tua storia fin qui?
Ho iniziato circa 11 anni fa. Un mio caro amico mi invitò a una sua serata e nonostante avessi solo 13 anni ho iniziato a frequentare l'ambito club viterbese.
La prima sera rimasi completamente estasiato dalle sonorità e dal coinvolgimento che riusciva a trasmettere al dancefloor. Da quel momento ho dirottato tutte le mie energie nel mondo del djing e del producing. Ho attraversato molti generi negli anni, dall’House di Kerri Chandler, alla Tech/House fino a farmi catturare da influenze più elettroniche come quelle dei Chemical Brothers.

In poco tempo riuscì a far conoscere il mio nome nei locali della provincia. Sono cresciuto sperimentato e ricercando un sound caratteristico che mi rappresentasse, prendendo influenze dai miei artisti cardine e approfondendo i miei studi presso il Saint Louis College of Music di. Grazie anche alla collaborazione con Hoola Hop Agency di Milano, che segue costantemente il mio progetto ho ampliato le mie possibilità ed il mio panorama.

Da quali ispirazioni nasce il tuo ep?
L'ispirazione per questo ep è molto intima ed empirica. Rispolverando vecchi libri dall’armadio, ritrovai degli appunti di quando frequentavo un college Inglese nei pressi di Oxford e mi rivennero in mente alcune sensazioni che provai in quel periodo. Ricordavo persone molto eleganti riuscire a essere i meno sobri dentro i locali e le colazioni acide (per noi italiani) della mattina con uova e pancetta.

Emotivamente rimasero impresse molte sensazioni e vibrazioni in me e da qui nasce l’idea di riprodurre quelle sensazioni in musica. Il titolo dell’ep “Lord Town” è un chiaro riferimento a questa esperienza vissuta, la trasformazione da elegenza a distruzione dipinta nel brano Lord Town, le colazioni pesanti in Acid Breakfast e le varie papere nelle pause fra le lezioni, che facevano assalti per mangiare il nostro pranzo raccontate con il brano Rotary Duck.

Quali sono state le difficoltà maggiori che hai incontrato nel realizzare il disco, se ce ne sono state?

C'è stato moltissimo lavoro, sia di studio che sperimentazione. La maggiore difficoltà è stata lo sviluppo del synth nel brano Acid Breakfast e nella creazione dei Pad nel brano Lord Town, che non venivano mai come volevo io. Ho passato ore dietro ad Ableton per ottenere il sound che mi soddisfacesse, e fortunatamente ci sono riuscito.

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimi di più in questo momento e perché?

Da molti anni seguo degli artisti che reputo dei pilastri, e sono Marco Faraone e Luca Agnelli. Stimo molto Marco Faraone per la carica e l’umiltà che genera quando mette i dischi, per come riesce a far volare il dancefloor ovunque si trovi soprattutto per le sue produzioni, che a parer mio sono fra le migliori nel panorama odierno. Luca Agnelli lo trovo magico in console, amo i suoi dj set caratterizzati da attacchi esplosivi e da un carisma coinvolgente, ed è inutile parlare dei viaggi che ti fa fare con le sue produzioni.

Puoi indicare tre brani, italiani o stranieri, che ti hanno influenzato particolarmente?
Tra i brani che non mancano mai nel mio case e che hanno influenzato il mio lavoro fino ad oggi ci sono:

- Marco Faraone & Luca Agnelli – Be Carefull In The Break (Original Mix)
mi dà sempre la carica giusta, in qualsiasi posto e momento.
- Head High – Rave (Dirty Mix)
un disco che amo nel centro serata, sentito e ballato migliaia di volte, uno dei pochi che non mi annoia mai
- Caribou – Can't Do Without You (Tale Of Us & Mano Le Tough)
remix che uso volentieri nelle chiusure, fa percepire quella sensazione di benessere anche dopo ore passate dietro un palco o al centro di un dancefloor

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