Kids on Neptune, “Homeland”: recensione e streaming

Kids on Neptune, “Homeland”: recensione e streaming

Homeland è l’album d’esordio dei Kids on Neptune, band rock da Forlì. Pubblicato da Seahorse Recordings, Homeland contiene dieci brani inediti interamente composti dal trio e che ne rispecchiano le influenze musicali e lo stile.

I brani sono caratterizzati da sonorità rock, da frequenze basse piene e profonde e da chitarre taglienti. Il risultato di questo incontro è un originale ibrido tra un sound caldo e pieno, tipico del rock classico e psichedelico degli anni 70, e l’impostazione e l’aggressività tipica di correnti più recenti, come ad esempio stoner e alternative rock.

Kids on Neptune traccia per traccia

Il primo assaggio di lp arriva da Bodies in lies, aggressiva e diretta ma anche in grado di rallentare quando serve. Più sincopato il ritmo di A collapse, anch’essa soggetta a cambi di ritmo. Evoluzioni affidate alla chitarra elettrica quelle di A simple night.

Children of the Sun fa le cose con calma e permea di echi post grunge l’atmosfera, prima dell’arrivo dell’inevitabile esplosione sonora. Una voce femminile profonda introduce alle oscurità di 2_20. Si esce dalle oscurità con Polish state of mind, che ha più di un riferimento al punk, velocità compresa.

Not Even Sorry prosegue nel trasmettere vibrazioni a ritmi sostenuti e con buone linee di basso. Si rallenta con la doppia negazione di Nothing But No One, pezzo dalle qualità evocative e dalle atmosfere vaste. She will keep us alive riprende con i ritmi alti, il drumming molto vivo e le chitarre a giri alti. Si chiude con la title track Homeland, aperta dalla batteria in modalità marziale e poi con molta potenza ancora da esprimere in un brano dalle molte facce.

Pur non baciato in fronte dall’originalità, il disco dei Kids on Neptune merita di essere ascoltato per la carica e l’energia genuina che è in grado di trasmettere.

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