La recensione: “Asteroidi”, Alia #TraKs

La recensione: “Asteroidi”, Alia #TraKs

copertinaAsteroidi è il disco d’esordio di Alessandro Curcio, in arte Alia: voce dei Quartocapitolo, Alia ha poi pubblicato da solista un ep, “Aria”, l’anno scorso, prodotto da Giuliano Dottori (ex Amor Fou) che si ritrova come produttore anche in questo lp.

Con un amore dichiarato per l’elettropop elegante degli anni Ottanta e seguenti, sia italiano sia internazionale, Alia snocciola tracce ricche di buone sensazioni.

Si apre sulle malinconie di Bouquet, essenziale percorso voce e tastiere che accende il disco sui toni di un’intensità piuttosto stralunata. Cats, il singolo, recupera un panorama sonoro più ricco, anche se le radici elettropop sono ancora facili da avvertire. Il ritmo è medio alto, le sensazioni pop molto positive.

Ritmo che si trasforma in bossa nova o giù di lì in Goldie Hawn, che prende spunto da una frase del Club delle prime mogli (“Io sono un’attrice, ce li ho tutti i sentimenti!”) per costruire una piccola storia sommessa, accompagnata dalla chitarra di Cesare Malfatti, ex “metà” dei La Crus.

Cresce invece il livello di moderata inquietudine all’interno di Musa, che onora e cita il poeta milanese Clemente Rebora. I paesaggi sono spesso scarni, il che fa emergere con maggiore forza parole e voce.

Meno scarno il tessuto sonoro di Case di ringhiera, a omaggiare un modus abitativo soprattutto milanese ormai passato un po’ di moda: la metafora serve a proporre un elettropop molto vivace e propositivo.

Corteccia torna a discorsi più tranquilli: Alia la descrive come “una risposta trent’anni dopo a Smalltown boy dei Bronski Beat”, benché i ritmi siano molto più placidi e il pathos dei sentimenti molto più attutito.

La title track Asteroidi è un piacevole excursus con un buon lavoro di basso ad accompagnare le sensazioni elettroniche. Verso il centro cita invece Aldo Busi, in un lavoro di nuovo teso a regalare intensità a sensazioni tutto sommato piccole.

Si chiude sulle note de La sicurezza degli oggetti, altra escursione semispaziale che regala immagini di buona qualità. E dopo il curioso intermezzo Keplero, arriva la ghost track, un rifacimento molto colorato di Bouquet.

Non c’è dubbio che Alia abbia la capacità di raccontare storie, il che è già una buona metà del percorso in un album di canzoni d’autore. Ma è convincente anche quando si tratta di scegliere l’atmosfera giusta per circondare le storie che scrive.

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