La recensione: “Parallax”, Massimo Discepoli

La recensione: “Parallax”, Massimo Discepoli

Parallax

Parallax, a meno che non indichi il nemico di Lanterna Verde, si traduce in italiano con “parallasse”, ovvero “il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione” (cfr. Wikipedia).

Un problema, o meglio una questione, di punti di vista, insomma, che ci possono far considerare una realtà diversa da quello che effettivamente è (sempre che esista una realtà in sé e non tanti punti di vista e nient’altro).

Parallax è anche il nuovo lavoro di Massimo Discepoli, batterista e multistrumentista che ha deciso di guardare al proprio strumento principe e alla musica ambient da un punto di vista differente, vedendo la batteria non soltanto come un mero accompagnamento ma come uno strumento in grado di prendersi il centro della scena, anche in un genere in cui spesso è addirittura assente.

Benché calata in uno spazio etereo, Simmetry of Night apre il disco ricordandosi degli stati terreni grazie al lavoro della batteria. Più oscuro l’ambito in cui si muovono i suoni di The space between the paths, in un passaggio ottenebrato in cui di nuovo la batteria si ritaglia spazi importanti.

Percussioni meno evidenti, invece, all’interno di Fine Dust, anche se i piatti offrono il loro contributo, insieme a tastiere di vario tipo. Above the electric clouds utilizza anche una chitarra che suona fra nuvole elettroniche e che domina il panorama con consumata sapienza.

La title track Parallax apre la seconda metà del disco, all’inizio su toni più o meno interlocutori, salvo poi lasciare spazio al sorgere del drumming.

Settling down non tiene fede al proprio nome: qui non c’è niente che si sistema e trova il proprio posto, anzi si alza il livello di tensione, arrivando a una fittissima pioggia di colpi di bacchetta.

Bolle ancora qualcosa sotto la superficie di A random place in the sea, e a un certo punto suoni si alzano come gabbiani sul mare. Il finale è affidato a White Sky, un crescendo che che ha un che di maestoso e che più di altri brani si avvicina al jazz, almeno per l’utilizzo della batteria.

La musica ambient può avere un problema di fondo quando si fa troppo eterea, troppo virtuale e sganciata dal livello del reale: il disco di Discepoli rifugge per principio il problema e la ancora a terra con la solidità della propria batteria.

L’originalità dell’esperienza di Parallax sta proprio nel prevedere un punto di vista differente: ci si può librare negli spazi infiniti con l’aiuto dell’elettronica, ma non si ha mai l’impressione di costruzioni fine a se stesse. Ci si sente parte di un movimento continuo, senza il rischio di perdere mai il ritmo.

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