Luca Bash, “Oltre le quinte”: la recensione

Luca Bash, “Oltre le quinte”: la recensione

Luca Bash presenta Oltre le Quinte, il proprio nuovo disco.  Il cd di 15 brani, è stato scritto e prodotto in due lingue (italiano e inglese). L’LP in inglese è intitolato “Keys of Mine”.

«“Keys of mine” è un gioco de parole: i mie amici in inglese si dice “Friends of mine”, ma loro sono le chiavi di questo disco, dedicato a loro. Da qui il titolo. In italiano invece questo gioco di parole non era possibile, e il titolo sta semplicemente a indicare che “oltre le quinte” del teatro di tutti i giorni che mi vede attore e spettatore esiste tutto ciò che si può trovare ascoltando questo LP».

Il progetto si è sviluppato senza direzione artistica, in maniera sequenziale, chiedendo ad ogni musicista di arrangiare e registrare in remoto nella propria città senza indicazione alcuna.

Luca Bash traccia per traccia

Se il passo di apertura è una piuttosto morbida Dietro le quinte, l’autobiografismo dei testi di Luca Bash trova energie un po’ più concrete da Giorni così, tra situazioni social e sociali. Il sound si muove tra il cantautorato classico pescando però da sensazioni ora jazzate, ora vicine al blues. Si torna sul morbido con il duetto de Il Tuo Domani.

Café Paradiso accenna invece a qualche passo di rock e riprende fiato con un pezzo veloce e convinto. Si torna a un’aura blues con Tu non sai, colorata anche dalle tastiere e mantenuta a freno per quanto riguarda i ritmi, con il risultato di mettere in evidenza voce e tessiture sonore.

Come il Sole torna a rallentare, inserendosi in un discorso un po’ sognante e un po’ malinconico. Si prosegue con Nu Shu, che si occupa di questioni sociali cinesi del XVII ( il Nü shu era la lingua segreta adottata dalle donne dello Hunan per resistere al predominio maschilista cinese): il pezzo mette in evidenza l’agilità narrativa di Bash.

Candide Bugie torna sul personale e sul melodico, ma inteso in senso piuttosto arioso. Tre e non più tre rialza i giri del motore e fa trasparire una certa voglia di divertirsi. Dr. Hyde è uno dei pezzi più interessanti dell’album, grazie a una prima parte molto oscura che sfocia in un finale arrabbiato. Swing Lover torna su toni blues tra il soft e il risentito.

Titolo dostoevskijano per L’idiota, che fa registrare suoni e toni funk, in un pezzo molto animato e scoppiettante. Ci si rilassa poi con Al Posto Mio, che apre con un riff quasi in stile Vasco, per poi orientarsi di nuovo verso il blues (con sax), anche un po’ più incattivito verso il finale.

Per non dire no tesse una trama morbida sulla quale si innestano percorsi strumentali quasi progressive. Si chiude con Controtempo, che parte da lontano per raggiungere comunque ritmi elevati e un certo livello di intensità.

Un’opera di selezione delle canzoni e forse anche una scelta diversa dell’ordine dei pezzi avrebbe senza dubbio giocato a favore di una maggiore compattezza del disco di Luca Bash. Detto questo, le numerose qualità del cantautore, la sua versatilità e la cura della scrittura finiscono per emergere in ottima luce.

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