Luca Lezziero, “lezziero.”: recensione e streaming

Luca Lezziero, “lezziero.”: recensione e streaming


lezziero. è il primo album solista, uscito esclusivamente in versione digitale, di Luca Lezziero, musicista, autore, scrittore di poesie (due volumi pubblicati) e regista. Lezziero non è però proprio un esordiente: già collaboratore dei La Crus, ha sviluppato un rapporto di amicizia con Cesare Malfatti che su questo disco “ricambia” la collaborazione curando la produzione artistica del disco.

Malfatti suona anche la maggior parte degli strumenti ed è suo il brano L’estate che non c’è di cui Lezziero ha scritto il testo. Vincenzo Disilvestro ha arrangiato e suonato gli archi.

Stefano Giovannardi oltre al mix e mastering ha lavorato sull’editing delle batterie. C’è spazio, nella “ghost track”, anche per una piccola sorpresa (e non è una cover dei La Crus).

Luca Lezziero traccia per traccia

Parole corte è il primo brano dell’album: un’apertura di stampo cantautorale, morbida ma con un percorso variabile, una struttura mutevole in cui si attraversano atmosfere sonore differenti.

Si alza un po’ la velocità con Le regole del gioco che non esce dai canoni di un cantautorato intimo e ricco di abbracci sonori. Oi che sarà parte da suoni piccoli per sviluppare un flusso di idee e immagini, con evidente omaggio a Chico Buarque.

Soltanto un istante opta per sonorità minimaliste e intime, almeno sulle prime, allargando un po’ il respiro con il procedere del brano. Altro brano “da cantautore” (ma vale per tutto l’album) Credimi, che ha un incedere rafforzato dai suoni degli archi. Lento e inarrestabile trasmette calma e inevitabilità, ma senza mai risultare minacciosa.

La bella illusione fa breve ricorso a suoni sintetici, ben mescolati poi con sensazioni analogiche. Il percorso è peraltro un po’ accidentato, con un basso vellutato ma nervoso a fare da apripista.

L’estate che non c’è è formalmente l’ultimo brano, firmato da Malfatti per la parte dei suoni, con una superficie tranquilla ma molti movimenti sotto il pelo dell’acqua. Infine ecco la “ghost track” (non tanto ghost, in digitale), cioè la cover di Jetsons High Speed degli Scisma, identificata da un (my) nel titolo, incisiva e acustica.

Canzoni cesellate a mano, in modo artigianale e paziente: l’album di Luca Lezziero ha questo tipo di sapore. La cura del dettaglio spicca sia nei testi, sia nelle sonorità, con il lavoro di Malfatti e degli altri collaboratori ben amalgamato a una sostanza, quella delle canzoni, notevole e ricca di sensazioni.

Se ti piace Luca Lezziero assaggia anche: Fabio Mercuri

 

Pagina Facebook

Rispondi