Maria Devigili, “Tempus Fugit”: la recensione

L’eclissi solare del 15 febbraio porterà con sé il nuovo album di Maria Devigili, cantautrice e musicista di Trento al suo terzo album, intitolato Tempus Fugit, per Riff Records e Cardio Production. Un disco dove il tempo, e il suo valore, vengono pensati, cantati e suonati, tra ticchettio di lancette, attese, ricordi e speranze future, sospeso tra il classico concetto latino del tempo che fugge e il moderno pensare che il tempo abbia valore solo se porta con sé denaro.

Maria Devigili traccia per traccia

Arcaico Futuro è la prima traccia del disco, che, come un ossimoro in divenire, accompagna e accarezza la speranza e l’amarezza di essere la sola guida di sé stessi, ieri come oggi, oggi come domani. La citazione di Parole parole e il susseguirsi del desiderio di catturare quello che non si può trattenere sono accompagnate da sonorità elettroniche e synth, che rendono quasi giocosa l’atmosfera mentre il testo, tutt’altro che spensierato, scorre via, come il tempo.

Si continua con Ho visto, corale e colorato spaccato di quello che solo un bimbo, o un visionario dalla mente aperta, riuscirebbe a rendere su un foglio di carta, armato di pastelli e matite, o un’artista come la Devigili in un brano nel 2018.

Piacevole, fresco, positivamente  armonizzato, lascia poi spazio a Inconsapevoli, fotografia di un momento che sorprende due persone ad amarsi, per la prima volta, di nuovo, ancora, come Strade tortuose che sembravano non portare a nulla ma che ti fanno correre, comunque, a perdifiato. La musica che avvolge è guidata da chitarre, archi e percussioni, mescolate alla voce di Maria che si lascia andare morbidamente.

È poi la volta di Frequenze armoniche, altro pezzo in chiave elettronica che cerca di vedere ciò che non si può guardare, di seguire la scia che fa tremare lo spazio, e forse anche il tempo, fuggendo via. La traccia centrale è Memorandum, nuovamente morbida, accompagnata dal suono grazioso dell’ukulele e dalla grazia del cantato, che come un post-it di 3:12 minuti aiuta a ricordare ciò che conta: Ricordati di te perché sei in questo mondo qui e ora, per uscire dalla terribile morsa del passato, del futuro, rimanendo ancoràti dall’unica cosa che conta, ciò che accade nel momento in cui si sta vivendo.

Tocca alla title track continuare, e Tempus Fugit è indubbiamente il brano che meglio riesce a entra in testa dopo pochi ascolti. Gli ingredienti sono sempre gli stessi, mescolati a dovere dalle mani sapienti dell’artista, con una sorta di tic-tac scandito a tratti e che, a tratti, riesce a diventare una perfetta colonna sonora da film anni ‘80. Il tempo è sempre al centro, questa volta nell’accezione della rincorsa e dell’attesa di un qualcosa, che fa però perdere il gusto del qualcos'altro.

E si arriva così a Il presente, voce e ukulele, solenne monito dell’indifferenza del tempo di fronte agli umani affanni di ingannarlo, di ammazzarlo, di farlo tornare indietro: Il tempo fugge sempre il tempo è il presente.

Chitarra elettrica, il cielo schiarisce dopo la nera tempesta, ed ecco che spuntano loro, i Superstiti, coloro che ripartono dal niente, con il coraggio di chi segue le stelle e abbandona le certezze, tra elettronica poco invadente e calore umano.

Verso il finale, arriva Senza tempo, la linea guida generale che va contro tempo, controtendenza, che incita all’attesa quando tutti corrono, in una atmosfera che sembra anch’essa in sospeso tra epoche, e sensazioni, lontane tra loro, e non solo nello spazio.

Tocca a Maya, testo breve e messaggio chiaro, chiudere il disco, tra la saggezza di quel che si vede, ma solo ad occhi chiusi, e quel che si sente, un alternarsi melodico, di chitarre e batteria e voci, mentre le cose travestite da essenziale scivolano via.

Tempus Fugit è il frutto di ricerche e riflessioni profonde, che Maria Devigili ha portato avanti dentro e fuori da sé, ed è riuscita a fermare nell’istante la sensazione di quanto ingiusti possiamo essere con il tempo: lo accusiamo di fuggire, quando in realtà siamo noi a farlo scappare. Un lavoro maturo, da riascoltare, volendo, anche live: le prime date del tour sono già a calendario.

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Chiara Orsetti

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