Open Zoe: “Pareti nude”, la recensione #TraKs

Open Zoe: “Pareti nude”, la recensione #TraKs

Esordio per gli Open Zoe, quartetto veneto in formazione “classica”, che con Pareti nude rende esplicita la propria vocazione a un rock cantato in italiano  con solidi legami con new wave e indie rock internazionale.

La band si compone di Dionisia Lo Cascio (voce), Lele Mancuso (chitarre e programmazioni), Ettore Craca (basso) ed Enrico Ceccato (batteria e programmazioni). Il disco è stato registrato e mixato presso Lost in Space studio di Montecchio Maggiore (VI) da Giulio Gatto e masterizzato presso Newmastering Studio Milano da Maurizio Giannotti, prodotto da aulasei records e Open Zoe.

Si parte da Corde, dal sound robusto e senza compromessi, che procede in modo omogeneo da capo a coda. Più differenziato l’approccio di Cara, con la sezione ritmica in buona evidenza e una chitarra imbrigliata, almeno sulle prime. Lo sviluppo del pezzo dà spazio a evoluzioni new wave.

Il primo singolo Popcorn porta a contrasto sensazioni musicali piuttosto fresche con un tema, quello della pena di morte, che di fresco ha davvero poco. Reminescenze di decenni andati nel riemergere di certe modalità della canzone di protesta/denuncia non finiscono per sopraffare il senso complessivo della canzone.

Un giro di basso interessante caratterizza Fuori, che a dispetto di un incipit piuttosto amorevole si trasforma in un brano piuttosto ruvido, con influenze indie e new wave. Il twist end del testo fornisce un senso differente al brano.

Si transita poi per Colori: elementi semplici, ancora influenze new wave e una buona progressione del basso, che fa pensare a qualche idea in comune con i Cure, mentre le chitarre guardano agli anni Novanta. Più aggressivo l’atteggiamento di Ognivolta, con gli strumenti a corda di nuovo protagonisti, e con la voce a tenere le fila dei pensieri in modo plastico, nonostante i ritmi più alti. La citazione finale, implicita nel titolo, nobilita i riferimenti complessivi della canzone e della band.

A dispetto del titolo Caos non risulta particolarmente caotica, anzi ordinata per quanto riguarda ritmi e toni. Si corre un po’ di più con Ottobre, che incorpora qualche elemento elettronico, si torna a graffiare con Lucilla, dal suono piuttosto stratificato e con percorsi non sempre rettilinei.

Memorie di antichi Litfiba sembrano voler emergere in Universale, che include però anche sample di archi e modulazioni di carattere differente, a fornire più sfaccettature a un brano che di base sembrerebbe offrire soprattutto chiaroscuri e aggressività. Si chiude con una versione alternativa di Colori.

C’è una tendenza a urlare in modo diretto i propri messaggi da parte degli Open Zoe, il che è apprezzabile dal punto di vista della sincerità ma non è sempre il modo ottimale per comunicare il proprio pensiero in musica. Ma ci sono anche brani che mostrano come la band riesca a costruire racconti più articolati. Nel complesso il quartetto si dimostra ben rodato, dotato di un’ottima sezione ritmica, con una voce talentuosa e in grado di fornire ottime sensazioni.

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