Pulsatilla, “Pulsatilla”: la recensione

Pulsatilla, “Pulsatilla”: la recensione

I Pulsatilla, giovane quartetto romagnolo che propone un dream pop guitar oriented sulla scia di Real Estate e Mac DeMarco, ma cantato rigorosamente in italiano pubblicano il proprio ep d’esordio omonimo. Una nuova idea di jangle pop made in Italy, ispirato alla vita quotidiana, malinconico e sognante allo stesso tempo. La band introduce il proprio esordio così:

Il disco è una raccolta un po’ disordinata di pensieri, emozioni, consapevolezze ed esperienze della vita di ciascuno di noi quattro. Parla di voglia di fuggire, ma allo stesso tempo di resilienza, di domande e di silenzi, di amori che ritornano, ma anche di amori finiti, oppure semplicemente mai iniziati, se non inconsapevolmente nella propria immaginazione. Questo disco raccoglie tutto, come se fosse la tasca del cappotto dove metti disordinatamente quello di cui hai bisogno quando esci e che alla fine ritrae anche un po’ chi sei. Diciamo che è quella tasca del cappotto dove metti i fiori di campo che raccogli mentre passeggi la domenica di pomeriggio tardi sui colli, quando il sole volge al tramonto”.

Pulsatilla traccia per traccia

Traccia d’apertura dell’ep è Euritmia, che si dipana a partire da un giro insistito di chitarra, ma con esiti quasi psichedelici. Ritmi simili quelli di Adagiato, ma un umore più acido mentre si raccontano storie interpersonali piuttosto particolari. Il drumming risuona profondo, a far da contrasto con il cling clang tipico. La ballata di Morfeo si sofferma sui bassi, ottenendo qualche effetto più notturno, senza esagerare sul lato cupo.

Tempo stretto è rapida e dai tratti pop, anche se con qualche velo di malinconia. Anche Sconosciuta vola via in fretta, ma l’atmosfera è al contrario molto 70s, con un groove molto spiccato. Psora prende le distanze virando su orizzonti più lontani, mentre il disco si chiude con lo strumentale (sofferto) di Outro.

Dosi non omeopatiche di dream pop, quelle dei Pulsatilla, che confezionano un disco interessante e a tratti divertente. Pezzi come Sconosciuta dimostrano che l’apparente leggerezza della band fonda su radici molto più profonde di quanto non appaia.

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