“Re di quadri in trip”, Ottovolante: la recensione #TraKs

“Re di quadri in trip”, Ottovolante: la recensione #TraKs

Ottovolante, "Re di quadri in trip" Esce oggi per Diavoletto Netlabel il nuovo disco dell’Ottovolante, la rockband molisana che aveva esordito nel 2012 con La battaglia delle mille lepri. Il nuovo disco si chiama Re di quadri in trip e vede un cambio di formazione nonché un sound più sfaccettato rispetto al lavoro precedente. Si parte con R.i.p. Nichilismo, fra dissonanze e suoni che si sciolgono, come di fronte a un tentativo di mettere a disagio l’ascoltatore, o almeno di avvertirlo che non è il caso di mettersi troppo comodi. Le percussioni martellano in modo deciso, stendendo la tovaglia per chitarra e suoni elettronici che coprono la parte alta dello spettro sonoro. Sul fronte di guerra delinea il proprio profilo dopo un fitto lavoro della sezione ritmica. Una forte carica di aggressività si scatena in particolare nella parte centrale del pezzo, che termina con la chitarra da sola di fronte al deserto. L’ispettore Bloch va in pensione apre con un beat dance e un atteggiamento di sfida. L’ispettore del titolo, per chi non lo sapesse, è il poliziotto amico di Dylan Dog, che di recente ha salutato la professione causando un piccolo terremoto nel mondo dei fumetti. Apparentemente più tranquilla l’atmosfera di Quel gigantesco cerotto sulla porta, ma in realtà anche qui di sconti se ne fanno pochi, soprattutto a livello di testo. Nella musica si assiste a un crescendo ma anche a una mescolanza progressiva. Si torna a pestare piuttosto duro con le percussioni di Edimburgo-3112, in cui le sonorità puntano certa dark wave dalle inclinazioni elettroniche. Anche Disagio del non oltre si fa forte di un drumming robusto, ma accompagnato da sonorità altrettanto sostanziose. L’atmosfera è drammatica e il livello di tensione sempre molto alto. Il discorso si placa in parte con Storie di nessuno (me compreso), ma si sente che sotto è rimasto qualcosa di rotto e forse marcio, che emerge con rabbia nella seconda parte del brano. Si chiude con Geometria dell’incontro tra due cerchi (ø/), che calca ancora la mano sul beat ma suona nel complesso più lineare, senza per questo fare sconti sull’oscurità generale. Duro, ambiguo e per niente speranzoso: il disco porta con sé una carica negativa davvero notevole, completata da testi spesso molto curati. Gli Ottovolante dimostrano di saper cambiare in positivo e di saper crescere, qualità non sempre scontata.

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