Recensione e streaming: Movion, “Movion”

Recensione e streaming: Movion, “Movion”

Un incontro casuale, e poi tre anni a provare, ad affinare il suono, ad affilare le armi. Ed eccoli qui: Nicolò Tamagnone, Alessandro Angeleri e Antonio Vomera hanno fondato i Movion nel 2012 e oggi hanno pubblicato il primo disco, omonimo.

I Movion, terzetto torinese, hanno pubblicato il disco con Calista Records (e sul sito dell’etichetta si possono vedere anche i video della band) e lo hanno presentato con un’anteprima nella loro città natale al Magazzino sul Po.

Movion traccia per traccia

Il primo brano è Achille, The Turtle and Misfortune, variazione strumentale sul tema di Achille e della tartaruga che si evolve con atteggiamenti post rock ma anche con strumenti robusti e pieni di sensazioni amare. Red Moquette scivola via con un contegno più contenuto, almeno sulle prime, ma poi esplode con forza aprendo le porte soprattutto alla chitarra elettrica, portando il discorso su atmosfere mogwaiane.

Si parte in piena oscurità con Vacuum, in cui è il drumming a dettare legge; ma piano piano cresce il resto della band, in un climax che si fa via via sempre più esasperato. Partenza morbida anche per Janis Joplin’s toothbrush, in cui il passo si conserva su toni moderati, non fa riferimenti diretti alla musica della blueswoman cui il pezzo è dedicato (e tantomeno al suo spazzolino) ma si assiste a un parossismo crescente di chitarre dal sangue caldo.

So sweet, so dead, pezzo di passaggio, è caratterizzato da mormorii e da due note allarmanti ripetute allo spasimo. Tutt’altro il discorso di Almost Human, potente tempesta sonora che apre da subito gli argini per un fiume elettrico che si riversa con un certo dolore sull’ascoltatore. Anche Building Blocks sembra figlia della sofferenza, e anche in questo caso si tratta di una sofferenza rumorosa e non trattenuta.

Isn’t it too Dreamy? si presenta in modo più plastico, con la batteria a punteggiare e rinforzare, ma con la chitarra alla ricerca di sonorità più liquide, in grado di scorrere. Con Gun, che chiude l’album, appaiono anche le voci, anche se in modo piuttosto collaterale: esperimento tuttavia da corroborare con nuove prove in futuro.

Buona prova d’esordio per i Movion, che hanno deciso di impostare il proprio discorso cercando un suono aggressivo ma anche piuttosto fluido, senza estremizzare troppo l’aggressività ma anche senza tirarsi indietro di fronte alle sfide. Pur in un settore ormai piuttosto affollato, come quello del post rock italiano, la loro voce si ascolta a buon diritto e ha le potenzialità per ampliare il raggio d’ascolto in futuro.

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