Recensione: Underdocks, “Burnt”

Recensione: Underdocks, “Burnt”

UnderdocksUn percorso piuttosto accidentato, quello che ha portato gli Underdocks all’esordio, Burnt: la band torinese ha terminato oggi quello che aveva iniziato con un altro cantante.  Gli Underdocks nascono a Torino nel 2011 dal chitarrista Carlo Fusco e dal batterista Gigi Buccomino. Dopo alcuni cambi di formazione, la lineup può dirsi completata nel 2014, con l’inserimento del frontman Massimiliano Morganti e del bassista Andrea Novello.

Il loro disco denuncia chiarissime influenze grunge, anche se convertite in un sound contemporaneo, influenzato dall’indie e dall’alternative, dipanate in otto tracce molto dirette, cantate in inglese.

Underdocks traccia per traccia

Si parte con un urlo (liberatorio?): è Sick of You che prende piede rapidamente, con le modalità del metal e dello stoner e un drumming molto insistente. Più controllati i ritmi e i suoni di Begging God, almeno sulle prime. Nel procedere della canzone ci si trova di fronte ad alcune asperità, con parentele che vanno da un blues venato di grunge, fino a un intermezzo funky un po’ RHCP. Si picchia in modo sostenuto fin dalle prime battute di Skin, che lascia il giusto spazio alla voce.

Si arriva così a Burnt, la title track, che prevede suoni di nuovo robusti e consistenti, un intermezzo più o meno parlato e forte di un’importante potenza di chitarre. Gli anni Novanta tornano a farsi sentire in modo prepotente con On Your Way, su ritmi veloci e in grado di irrobustire i suoni durante il percorso.

Urla piuttosto sguaiate quelle che aprono Fine Tune, di nuovo influenzata dai 90s, ma su un versante più vicino a qualche band neo-punk. All the stories of my mind propone schemi piuttosto incisivi e una rincorsa continua dall’inizio alla fine, salvo brevi intermezzi di basso. Scioglilingua e chitarre potenti caratterizzano Back Out, ottava e ultima traccia del disco, che attraversa fasi differenti e mette in evidenza il drumming.

Buona energia, quella degli Underdocks, che sicuramente risulterà piacevole dal vivo. Non c’è una ricerca dell’originalità, anzi lo scopo sembra piuttosto quello di ricollegarsi a periodi storici ben determinati, ma il tutto è fatto con un buona professionalità.

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