Paolo Spaccamonti, “Rumors”: la recensione #TraKs

Si chiama Rumors il terzo lp firmato da Paolo Spaccamonti "in solitaria" (più o meno): il chitarrista torinese, protagonista anche di svariate condivisioni e collaborazioni nel recente passato, qui si rimette al centro della scena, con l'aiuto di qualche "featuring", come quelli di Julia Kent e Bruno Dorella.

Il risultato è un disco complesso senza essere troppo complicato, intenso, molto autentico, centellinato per dodici tracce strumentali che descrivono svariati stati d'animo e disegnano un mondo pieno di fluttuazioni.

Paolo Spaccamonti traccia per traccia

La partenza è affidata alle note di Rumors, la title track, che procede con dolcezza verso un crescendo graduale ma sempre più importante verso mete noise. Ma è un noise non caotico, organizzato e regolato, tanto è vero che è anche in grado di tornare indietro quando è necessario.

Dead set segue i ritmi del basso e si distende in modo plastico su una struttura solida. La chitarra si fa spazio in un secondo tempo, inserendo i propri suoni non esageratamente speranzosi nel contesto.

La seguente Gordo costituisce un intermezzo mediato e moderato che lascia presto spazio a Bonnie & Bonnie, che inizia in una semioscurità in cui di nuovo si inserisce la sei corde, solo che in questo caso preferisce serpeggiare, salvo poi superare il contesto e ambire a vette psichedeliche.

Ci sono ritmi e tamburi tribali invece a dominare la scena nell'aggressiva Croci/Fiamme, che come al solito attende al varco la chitarra qualche battuta dopo l'inizio. Il discorso si fa più fluido con Giorni contati, con un vago retrogusto di balli ispanici a contrastare con una sezione ritmica molto determinata.

Intenti lirici dichiarati fin dall'incipit per Seguiamo le api, che disegna un soundscape a colori piuttosto leggeri ma non privo di una certa tensione. Sweet EN consegna un discorso che sulle prime sembra moderato ma che in un crescendo si porta a estremi prima difficili da prevedere.

C'è un certo senso di dramma incombente e di tensione che affiora in Navigare a vista, che mette in evidenza una chitarra che gratta il fondo fino a sanguinare. E se la provocazione de Il delinquente va decapitato è evidente fin dal titolo, con un suono potente e aggressivo, con Io ti aspetto si passa a fasi più tranquille e delicate, arricchite dagli archi.

Si chiude con Fango, cambio drastico di paradigma, come lasciare un prato primaverile per entrare in una vecchia fabbrica abbandonata è inquietante. Dall'oscurità emergono rumori, sample e una chitarra dal suono pulito ma malinconico.

La palette dei colori utilizzata da Paolo Spaccamonti sembra avere poche limitazioni, così come il numero delle sensazioni che, con la chitarra ma non solo, riesce a ottenere. Si dice spesso "questo disco è un viaggio", ma questo rischia di esserlo davvero, tra sentimenti molto diversi e piuttosto autentici. Con una ricchezza e una profondità che non si trovano proprio ovunque.

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