The Uppertones, “Up! Up! Up!”: la recensione

Up Up Up! è il secondo disco di The Uppertones: quattordici brani originali e una cover del celebre brano Hey Cumpari con Jesse Wagner, cantante degli Aggrolites, come guest vocale.

Molti gli ospiti in questo album: insieme ai componenti degli Uppertones - Mr. T-Bone, cantante, musicista e compositore conosciuto a livello internazionale, Peter Truffa, pianista newyorkese noto per le collaborazioni con la New York Ska-Jazz Ensemble e The Bluebeaters e Count Ferdi, batterista fondatore dei Casino Royale e The Bluebeaters - ci sono infatti Larry McDonald alle percussioni, David Hillyard, sax di The Slackers, Cato dei Bluebeaters al banjo e Steven Troch all’armonica a bocca.

Il disco è stato interamente registrato in diretta sul nastro come si usava ai tempi a cui la band fa riferimento, ossia il sound della Giamaica degli anni 50, un mix di bluebeat, mento e boogie che sono la miscela esplosiva che diede vita alla musica ska, reggae e non solo.

The Uppertones traccia per traccia

Il disco si apre con This is the Uppertones, manifesto e anche presentazione con un testo che definire "sintetico" è eufemistico, ma con le armi sonore della band già tutte sul tavolo. Si passa al boogie con Tell Me The Truth: il mod è quello scanzonato e divertito del revival, senza però mai scadere nella nostalgia tout court.

Entra, a percussione, il pianoforte ad accompagnare i ritmi compassati di Sometimes I Feel, che potrebbe essere ambientata in un jazz club anni Cinquanta, fumoso ma senza esagerare. E' la voce la protagonista di I Had a Girl, con un cantato che riallinea in parte anche agli esordi del rock'n'roll, con Elvis e compagnia come numi tutelari.

No One è movimentata e "ballabile" sempre con interventi del pianoforte. Si rallenta il ritmo e si abbassano le luci nell'incipit di She Said, canzone da cuori spezzati che però acquista un twist verso una forma consolazione anch'essa "danzereccia".

Partenza ricchissima di pathos per The High Road, e qui invece di un cambio di mood il discorso approfondisce il mood addolorato del brano. What a Shame torna a divertirsi un po' di più, con l'aiuto anche dei fiati.

Treat Me Right torna a occuparsi di cuori infranti, con qualche significativo intervento di percussioni leggermente "etniche". La Giamaica e i Caraibi in genere offrono un'ambientazione più che credibile a Poor Man Night.

Più mediate le emozioni di What a Night, con inserti significativi del pianoforte. Si torna ai climi addolciti dalla corrente del Golfo con Oh Man, che conta anche sulla varietà delle voci. La tromba apre le danze su I Wanna Know, passo compassato, umore mediamente solare.

Si arriva alle ultime curve del disco, quelle sinuose di Broken Promises, altro esempio di partenza ragionata e proseguio animato. Si chiude con la parodia (forse non inevitabile) della cover di Hey Cumpari.

Sorprende, degli Uppertones, la capacità di mantere sempre molto "fresco" il proprio sound, pur ancorandosi mani e piedi a tendenze scomparse da decenni. La coerenza di fondo, compresi ospiti, metodi di registrazione (il nastro!) e le scelte complessive sarebbero di per sé lodevoli, la vitalità che la band ci mette aggiunge qualcosa in più.

 

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