Rusvelt: “Milk”, recensione e free download

Rusvelt: “Milk”, recensione e free download

Primo ep per i Rusvelt, giovane band marchigiana che, dopo mesi di prove, registrazioni e concerti, condividendo anche palchi importanti con Zen Circus, Dellera e Paletti, pubblica Milk. L’ep contiene 4 pezzi originali che rispecchiano il sentimento di nostalgia per il synth-pop degli anni 80, ma anche numerosi tuffi nell’indie rock.

Come promesso, noi di TraKs ti offriamo in esclusiva il free download di una delle quattro tracce dell’ep, Rigenerazioni, che puoi scaricare cliccando qui.

La registrazione dei brani è avvenuta in due fasi: la prima alle Officine Meccaniche di Milano, la seconda nella sala prove della band, “Lo Studio”. Le grafiche e le illustrazioni sono opera di Silvia Venturi, un’illustratrice con cui i Rusvelt hanno da tempo una stretta e proficua collaborazione artistica.

Rusvelt traccia per traccia

La traccia d’apertura è la già nota Milk, zeppa di riferimenti soprattutto al synth pop degli anni Ottanta, versante più elegante ma anche no. Le tracce lasciate dalla chitarra nel finale lasciano presagire però altri possibili esiti, che infatti si concretizzano già a partire da Io sono stanco, in cui infatti la sei corde è maggiormente protagonista, anche se senza spazzare via le suggestioni 80s provocate soprattutto dal sintetizzatore, ma anche da un drumming volutamente piuttosto esagerato.

Passaggio più soffuso quello di Rigenerazioni, che sembra volersi calare in discorsi autoriali, accompagnati da una batteria più ragionevole e da prime sonorità elettroniche che poi lasciano spazio a evoluzioni elettriche che, senza quasi che ce ne si accorga, trasportano sulla pista di un club.

A chiudere arriva N.Night, oscura e immersa in un tunnel di sonorità notturne, con scarsi scintillii e una struttura che può far pensare a canzoni di pop d’autore italiano dei decenni passati.

Si parla sempre di contaminazione e ogni tanto spunta anche qualche band che la fa sul serio e con coerenza: per esempio i Rusvelt, che si occupano pochissimo di quale genere suonano e molto della sostanza, sia musicale, sia dei testi che scrivono. L’ep è un cartello esposto fuori dalla sede dei Rusvelt, ma non dice “Lavori in corso” come si potrebbe pensare, bensì “Siamo già qui”.

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