Sabrina Napoleone: facendo i conti con i propri fantasmi

Tra fiabe islandesi e fantasmi senza nazione, Sabrina Napoleone ha pubblicato il suo nuovo album Modir Min: con l'aiuto di alcuni amici e di una forza interiore che traspare da tutte le sue canzoni Sabrina combatte le sue battaglie. E risponde alle nostre domande.

Un gigante, una bambina e due parole dal sapore misterioso: puoi raccontare quali sono le forze motrici di “Modir Min”?

Quella della copertina è una vecchia foto di quando ero piccola. In questi ultimi anni ho affrontato e battuto il mio gigante, come presagiva quello scatto. Modir Min in islandese significa “Madre Mia”. Ho vissuto per qualche tempo in Islanda, diversi anni fa, e ne conservo ricordi vividi e potenti. Modir Min ì kv ì ì kv ì è una filastrocca islandese legata a una macabra leggenda che parla di discriminazione sessuale, di infanticidio e follia. È una ninna nanna nera, terribile ed estrema. Per capirci, in Italia cantavano Balocchi e Profumi, certamente triste e piena di retorica da melodramma.

sabrina napoleoneIn Islanda, invece, cantavano Modir Min ì kv ì ì kv ì, la storia di come una giovane donna, rimasta incinta fuori dal matrimonio, per non essere condannata a morte, avesse lasciato a morire al gelo la figlioletta appena nata e di come il fantasma della bimba fosse tornato per cantare alla madre e consolarla in un momento di infelicità con il risultato di toglierle il senno. È quella bambina la protagonista dell’album, con il suo potere di evocare tutti i fantasmi di ciascuno di noi e di lasciarci a fronteggiarli.

Ho scritto che “forza” è un termine che si associa facilmente alle tue canzoni. Ma questo disco sembra andare anche oltre, nel senso che anche le scelte sonore sono spesso molto potenti e intense: è stato intenzionale? Che cosa volevi trasmettere all’ascoltatore, di questo tuo momento?

Questo album ha beneficiato del fatto di essere prodotto per lo più in pochi giorni. Ci siamo chiusi in studio con Giulio Gaietto, Marco Topini, Osvaldo Loi e Alessandro Zito, abbiamo ascoltato i provini o le idee nude e crude accennate lì per lì e abbiamo cominciato a registrare subito, ex abrupto, seguendo l’onda emotiva che i brani che avevo scritto evocavano. Questo ci è sembrato l ’unico modo di preservare intatta quella intensità di cui parli.

sabrina napoleone

Parliamo delle numerose collaborazioni di questo disco: ti va di spendere due parole per tutti quelli che ti hanno aiutato questa volta?

Sì è vero ho tirato dentro a questo progetto un bel numero di amici. Mentre registravamo Il Business dei Primati mi è venuto in mente che, poiché il brano parla in modo semiserio di tutti noi musicanti e di alcune dinamiche che regolano questo mondo, mi sarebbe piaciuto coinvolgere un po’ di colleghi. Così ho chiesto a Max Manfredi di cantare una piccola parte; Max ha accettato ed è stato magistrale e così gli altri...

Insomma in questo brano hanno cantato, oltre a Manfredi, anche le amate socie Cristina Nico e Valentina Amandolese, Stefano Bolchi, Fabio Ricchebono, Serena Abrami, Andrea Podestà, Jess, Doremifo, Giorgia D’Artizio, Sara Sgambelluri, Tiziana Pedrelli, Lidia Sciarrone, Loriana Tomassetti, Valeria Grasso, Bettina Banchini, Carlo Ponte e Pier Adduce. Ci siamo divertiti e credo che questo traspaia abbastanza chiaramente nel brano. Cristina Nico ha cantato con me anche in Creatura di Rabbia e Valentina Amandolese in Solo Spazio.

Vorrei che mi raccontassi la genesi di “Resilienza”, che considero uno dei cardini del disco

La genesi è semplice, potrei riassumerla con: un periodo di merda e una chitarra. Sì questo brano è il cardine anzi il cuore dell’album, è stata la prima canzone scritta per questo nuovo disco. Forse mettersi così a nudo è un fatto démodé, ma come avrai capito alla moda concedo poco credito. Alcuni eventi mi hanno costretta a fare i conti con un bel po’ di fantasmi e a temere, oggi, di non avere più la forza che possedeva quella bimba in copertina. Ho sentito forte il bisogno di evocare quella piccoletta e di chiederle aiuto.

Perché la scelta di fare una cover di “La ballata della moda” di Tenco?

Come ti dicevo alla moda, anzi alle mode, concedo poco credito. La Ballata della Moda è una delle pochissime cover che facciamo dal vivo e l’abbiamo scelta perché Tenco vi descrive con disincantata ironia un’umana debolezza che oggi è forse ancora più perniciosa e temibile. In qualche modo, al di là delle differenze stilistiche, penso che questo Tenco mi somigli un poco; ecco perché ho deciso di inserirla nell’album. La nostra versione è certo più sanguigna, è una sorta di rivisitazione in chiave punk rock del brano originale e mi piace pensare che forse lo stesso Tenco oggi, magari, la suonerebbe in maniera simile.

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