Sarah Walk, “Little Black Book”: recensione e streaming #TRAKSTRANGERS

Sarah Walk, “Little Black Book”: recensione e streaming #TRAKSTRANGERS


Una donna (di carattere) al pianoforte: se ne sono già viste, d’accordo, ma Sarah Walk, destinataria del #TRAKSTRANGERS di oggi, è personaggio di individualità spiccata e distinta. Dopo aver pubblicato 5 singoli (Still FramesWake Me UpKeep On DreamingMaybe SomedayStill Frames e il più recente Amy – cover del celebre brano di Ryan Adams), la giovane e talentuosa pianista e cantautrice di Minneapolis arriva ora al suo debutto sulla lunga distanza con Little Black Book, in uscita per One Little Indian.

Sarah Walk traccia per traccia

Qualche nota di pianoforte sembra voler mettere a proprio agio l’ascoltatore, all’inizio di Little Black Book, la title track che apre il disco. E poi salta tutto: il cantato entra e spacca in due il pezzo e mette in chiaro che il carattere della Walk non è di quelli accomodanti. Con Bored to Death la voce emerge con forza anche maggiore e vengono alla mente paragoni con ragazze con certi residui di aggressività del passato (do you remember Fiona Apple?)

La parte intima (e un po’ più convenzionale) arriva con una dolce Maybe Someday. Il discorso torna a essere vibrante con Wake Me Up, minacciosa e costellata da un drumming consistente. Le canzoni della Walk spesso sorprendono per struttura e andamento irregolare, favorevole alle imboscate improvvise.

Still Frames fa le cose con calma, esponendo di nuovo il lato melodico. Si viaggia sottotraccia anche con la morbida Time, prima che Can’t Slow Down riprenda vigore. Solo piano e voce per la prima parte di The Remains, che poi allarga il ventaglio delle sonorità con archi e drumming moderato. Let Me Try fa ricorso all’insistenza per ottenere risultati più intensi.

Prettiest Song si iscrive al range delle canzoni soft, così come la seguente June, sostanziale richiesta di clemenza (al mese di giugno, che pure non è il più crudele dei mesi, oppure a una ragazza di nome June). Si chiude ancora in modo tranquillo, in modo anticlimatico rispetto all’inizio del disco: Keep on Dreaming è una ballata romantica ma con momenti di tempesta sonora.

Debutto significativo e consistente: la ragazza del Minnesota sa il fatto suo. Sarah Walk non si limita a scrivere canzoni belline (e quando lo fa, non dovrebbe) ma spesso costruisce su sonorità forti adatte a ospitare una voce molto concreta e capace di colpire.

 

Pagina Facebook

Rispondi