Secret Sight, “Shared Loneliness”: la recensione

Secret Sight, “Shared Loneliness”: la recensione

Uscirà il prossimo 4 settembre Shared Loneliness, il secondo disco dei Secret Sight. Presentato come un lavoro “di evoluzione e di maturità” il disco del trio anconetano affronta temi di decadenza e alienazione con una rielaborazione del post-punk/new wave degli esordi. Nati nel 2014 come evoluzione del progetto Coldwave, i Secret Sight iniziano il loro percorso realizzando in breve l’album di debutto Day.Night.Life (Red Cat records).

La band si separa poi dal vocalist Matteo Schipsi, decidendo di proseguire come trio e iniziando a lavorare al secondo disco, la cui produzione viene affidata alle mani esperte di Alessandro Ovi Sportelli (Prozac +, Baustelle, Diaframma, Zen Circus). Il nuovo album uscirà per le etichette francesi Unknown Pleasures Records (edizione CD) e Manic Depression Records (edizione Vinile).

Secret Sight traccia per traccia

Dopo l’introduttiva Lowest Point si parte su toni oscuri e chiaramente influenzati dal new wave in Stage Lights, in realtà molto poco luminosa ma molto veloce. La velocità è anche fra le caratteristiche di Blindmind, che accenna a qualche comunanza con gruppi più recenti, tipo gli Editors.

Fallen si mantiene su livelli emotivi e ritmici elevati, mettendo in evidenza la sezione ritmica. Qualche rallentamento si verifica con Flowers, pezzo fra i più malinconici dell’album. Si torna invece a sensazioni più sostenute con Swan’s Smile, mentre Over picchia sul drumming per ottenere cicli ricchi di vitalità.

Modalità western e chitarre risonanti per una molto animata Surprising Lord, prima di chiudere con Sometimes, con qualche eco di Cure.

Un disco buono e significativo, il secondo dei Secret Sight, che affrontano una fase di evoluzione senza quasi avvertire il colpo. Le canzoni scivolano via rapide lasciando buone sensazioni.

Se ti piacciono i Secret Sight assaggia anche: Winter Severity Index

 

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