Klimt 1918, “Sentimentale Jugend”: la recensione

I Klimt 1918 nascono nel 1999 per idea dei fratelli Marco e Paolo Soellner. La formazione si completa con Davide Pesola (basso) e Francesco Tumbarello (chitarra solista). Dopo un silenzio di otto anni i Klimt 1918 tornano con il loro ultimo progetto, Sentimentale Jugend.

Titolo già di per sé evocativo: richiamando l’omonimo progetto sperimentale di Alexander Hacke (Einstürzende Neubauten) e Christiane Flescherinow, meglio conosciuta come Christiane F. (dal libro bestseller, “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”).

Sentimentale Jugend è composto da venti brani, suddivisi in due album distinti: Sentimentale (9 brani, 54 minuti) e Jugend (10 brani, 53 minuti). “Volevamo terrorizzare la nostra vena pop con sonorità poco rassicuranti, sporcate da rumori ed esplosioni”, raccontano.

Klimt 1918 traccia per traccia

Il disco apre subito con discorsi ambiziosi: sono quelli di Monte Cristo, evocativa e in grado di generare un climax sia sonoro sia emotivo. Comandante passa ad atmosfere più cupe ma anche più minimaliste, con una forte impronta dark wave, sottolineata dal drumming.

Dopo due brani cantati in inglese, si passa all'italiano con La Notte, che prosegue nell'atmosfera surreale e sollevata da terra, attraverso distese elettriche che portano a un finale più serrato. Si torna a modi più distesi e all'inglese con It Was to Be, con dervia psichedelica finale. Sentimenti non troppo dissimili quelli suggeriti da Belvedere, che viaggia in progressione.

Procedimenti più semplici quelli di Once We Were, prima di lasciare spazio ai riverberi della sorprendente cover di Take My Breath Away, classicone  anni 80 firmato Giorgio Moroder, dalla colonna sonora di Top Gun. Atmosfera molto più movimentata quella di Sentimentale, con un drumming molto tempestoso. Il primo disco si chiude con Gaza Youth, piuttosto arrembante e disegnata su scenari shoegaze.

Anche il secondo disco apre con un pezzo piuttosto mosso, su arie sospese e di vaga malinconia ma anche con buone dosi di rumore: è Nostalghia. Fracture rimane ai piani più alti, salvo poi sporcarsi le mani nella seconda parte del brano. Un'aura di malinconia elettrica permea Ciudad Lineal, mentre ci si rianima con Sant'Angelo, in cui gli influssi indie e new wave si incontrano a metà strada.

Unemployed & Dreamrunner costruisce un'altra struttura a salire, mentre The Hunger Strike si apre a ventaglio, salendo di colpi man mano che il pezzo procede, ricordando episodi nobili del post rock anni '90/2000 (Mogwai, per esempio). Resig-nation preannuncia istinti massimalisti fin dalle prime battute, finendo per risultare tra le più rumorose del disco, con qualche contributo dei fiati.

Caelum stellatum apre con un recitato (anzi, un parlato, in inglese) che fa da prologo a volumi potenti ed elettrici. Juvenile recupera in termini di ritmo e cala sul pezzo qualche risonanza di chitarra che riporta in piena new wave. Il recitato de Il pianto della scavatrice di Pasolini introduce Stupenda e miserabile città, lunga traccia di post rock post apocalittico. Il doppio album si chiude con Lycans, pezzo indie rock veloce e intenso, in cui il drumming si prende la prima fila.

Posto che gli album doppi possono sembrare un po' antistorici in un'epoca frammentata e frammentaria come la nostra, il lavoro dei Klimt 1918 sembra piuttosto compatto. I pezzi sono spesso interessanti, ricchi di contenuto e ben disegnati. Su tutto un'armonia di forme sonore che permea il lavoro dalla prima all'ultima traccia.

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