The Newlanders: recensione, intervista e streaming

The Newlanders: recensione, intervista e streaming


The Newlanders sono una band alternative/rock nata dalle ceneri del gruppo Voodoo, insieme dal 2009. Hanno prodotto e registrato il loro disco d’esordio uno presso il V3 Recording Studio (produzione artistica Davide Ghione).

L’album è stato pubblicato in digital download e CD ed è composto da nove tracce: la ricerca sonora ha portato a creare un mix scuro e sporco. Lovestory è il primo singolo che ha anticipato il disco, un brano dalla melodia orecchiabile con atmosfere new-wave. Abbiamo intervistato la band.

Potete riassumere la vostra storia fin qui e spiegare il nome della band? 

Abbiamo iniziato a suonare assieme con il nome Voodoo nel 2009 e a scrivere canzoni originali nel 2012. Dopo aver pubblicato un ep e un album e qualche cambio di interno di formazione, quest’anno siamo diventati The Newlanders.

Tradotto letteralmente non ha un gran significato, però, per noi, rappresenta il cambiamento, un modo per dire che ci siamo buttati a esplorare qualcosa di nuovo. Cerchiamo sempre di fare qualcosa di diverso da ogni precedente lavoro. Nel campo della ricerca spaziale, il newlander è il robot-sonda che le compagnie di esplorazione mandano in avanscoperta a perlustrare nuovi territori. Per noi la musica è questo: curiosità.

Mi sembra che siate andati alla ricerca di un suono volutamente sporco e di molta intensità. Quali sono state le premesse dell’album e come sono andate le lavorazioni?

Tutte le canzoni del nuovo disco sono state scritte tra il 2015 e il 2016. Non ci siamo posti un obiettivo in particolare, ma volevamo fare un lavoro del quale essere davvero soddisfatti. Abbiamo fatto tutto il lavoro di pre-produzione e ricerca del suono nel nostro studio/sala prove. Una volta convinti e dopo una prima scrematura, siamo entrati in studio di registrazione con le idee abbastanza chiare e abbiamo registrato in un paio di mesi le nove canzoni di uno.

Come nasce “Pain is Painless”?

Nasce da un gioco di parole che facevo durante le prime prove della canzone. Nelle prime fasi di scrittura spesso invento parole a caso sulla musica, giusto per dare un senso al brano che si sta imbastendo. C’è un verso di Kendrick Lamar che dice “I can say that I like a challenge and you to me is painless/You don’t know what pain is”, mi è piaciuto molto come stava sulla metrica e da lì ho tirato fuori il titolo e in conseguenza tutto il senso del testo. È un concetto semplice, il dolore, inteso come emozione, è soggettivo in base al punto di vista da cui si guarda il mondo.

The Newlanders: dal vivo puntiamo a un sound ruvido e aggressivo

Perché avete scelto “Lovestory” come singolo?

Ci piaceva il sapore vagamente “dance” e il fatto che fosse immediata. Come singolo era perfetta.

Per una band come la vostra immagino che la dimensione live sia fondamentale. Potete descrivere i vostri concerti?

Sì, la parte del fare musica che più amiamo e il modo migliore per trasmettere un emozione a chi vuole conoscerci. Dal vivo buttiamo fuori tutta l’energia che abbiamo e puntiamo a un sound ruvido e aggressivo.

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Non seguiamo molto il panorama italiano, ma tra alcuni che fanno ottima musica citerei Zen Circus, Fast Animals And Slow Kids, Giorgieness e anche se non più indipendenti, ma sempre granitici, I Ministri.

Potete indicare tre brani, italiani o stranieri, che vi hanno influenzato particolarmente?

Tre è davvero poco per racchiudere tutti i nostri ascolti ed influenze musicali, ma facendo un riferimento ad alcuni momenti del nostro percorso: Helter Skelter (Beatles), Suffragette City (David Bowie), Fell On Black Days (Soundgarden).

The Newlanders traccia per traccia

Si parte da una robusta 26.05.07, che fa appello evidente a una serie di influenze rock internazionali, mettendo in evidenza chitarra e sezione ritmica. Molto veloce e appuntita Lovestory, semplice e diritta al bersaglio, giustamente scelta come singolo d’apertura.

Più insinuante Big Spiders, che pesca nelle acque del blues e si sporca parecchio. Superhero picchia duro fin dalle prime battute, utilizzando distorsioni e aggressività per costruire un pezzo dalle sonorità quasi metal.

Pensieri un po’ più tranquilli (ma soltanto un po’) per Ruin, che con l’andare delle battute si incattivisce. Si torna a una vocalità piuttosto urlata e a chitarre graffianti con Pain is Painless, capace di mettere in campo volumi alti e impatto.

Si rallenta fino a livelli “ballad” con What We Were, che si serve di cori e di una chitarra dai colori blues per fornire un background d’atmosfera morbida. Blues dalle caratteristiche molto più arrembanti è quello di Follow Us Down, prima che Song in G chiuda il discorso con qualche ulteriore pennellata elettrica.

Esordio convinto e convincente per The Newlanders, capaci di costruire su basi solide e di sviluppare una propria personalità già sfaccettata.

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