“Tutto quello che ho da dire – Un tributo a Claudio Rocchi”: recensione e streaming

“Tutto quello che ho da dire – Un tributo a Claudio Rocchi”: recensione e streaming

Tutto quello che ho da dire – Un tributo a Claudio Rocchi è l’omaggio a Claudio Rocchi che Macramè – Trame comunicative ha organizzato coinvolgendo alcuni artisti del proprio roster e altri ritenuti particolarmente interessanti. Il disco è disponibile su Bandcamp in ascolto libero ma con possibilità di acquisto al prezzo simbolico di 5 €. L’album raccoglie 19 riletture dal repertorio del cantautore milanese, sparse lungo tutto il suo multiforme percorso artistico e umano.

A “Tutto quello che ho da dire – Un tributo a Claudio Rocchi” hanno partecipato in ordine di apparizione Giovanni Peli, Houdini Righini, Paolo Saporiti, Alanjemaal, Montmasson, Andrea Fardella, Alessandro Adelio Rossi, FermoImmagine, Mosè Santamaria, Plunk Extend, Luca Di Maio, Freddocane, Luca Olivieri, La Belle Epoque, NoN, Cadori, laBase, Barachetti / Ruggeri feat. Michele Gazich e Guignol.

“Tutto quello che ho da dire” traccia per traccia

Si parte da Devo stare più attento, che Giovanni Peli rende con pennellate elettroniche e quasi psichedeliche, senza sminuire lo spirito quasi punk del pezzo. Houdini Righini allarga gli orizzonti di La morte, la porta, sottolineando con un basso (piuttosto) continuo le proprie qualità vocali. Paolo Saporiti gioca con i ritmi e con sensazioni tra jazz e noise con Ogni uomo.

Alanjemaal offre un’interpretazione molto “voluminosa”, ai limiti del metal, di Responsabilità. Tutt’altre idee quelle di Montmasson, che ne L’umana nostalgia riversa una grande dose di intimità, con chitarra acustica e voce. Il trio Fardella-Barbagallo-Romeo si occupa di rock e religione con una versione di Lascia Gesù particolarmente “indie” e tagliente.

Tendenze noise in Questo mattino, realizzata da Alessandro Adelio Rossi con stile peculiare e “sporco”, riverberi, disturbi e citazioni radiofoniche sovrapposte. La tua prima luna vede i Fermoimmagine sviluppare tendenze minimal ed electro. Ecco poi La realtà non esiste, che Mosè Santamaria rende con qualità interpretative particolarmente ricche di sentimento, utilizzando anche in questo caso l’elettronica per abbracciare meglio il testo.

I Plunk Extend scelgono un registro particolarmente intimo per Le isole e i pianeti, con aperture solari nella seconda parte del brano. Luca Di Maio sceglie vie sperimentali per Camminare, che porta alla luce episodi minimal con effettistica sparsa. Tutto rock molto diretto, al contrario, quello espresso dai Freddocane con Adesso.

E’ poi la volta di Luca Olivieri, che concentra in Viaggio sensazioni del tutto strumentali. Intro musicale lunga anche per Non è stato diverso, che La Belle Epoque offre con spirito drammatico e d’impatto. I NoN disegnano atmosfere cupe, a loro particolarmente congeniali, con Devo stare più attento, che ha spunti sapidi della chitarra e del basso.

La prende larga Cadori, che ne Il bosco suggerisce atmosfere rarefatte e orizzonti lontani. Un’altra versione di Ogni uomo è quella offerta da laBase, con dosi di rabbia molto consistenti e virulente. Eccoti qui trova tratti sommessi sotto le cure di Barachetti/Ruggeri, con l’intervento del violino e della voce di Michele Gazich a conferire sensi drammatici ulteriori. Il lavoro si chiude con O sei parte del problema o sei parte della soluzione, che vede i Guignol impegnati a distribuire, attraverso uno spettro sonoro ampio, sensazioni cupe e minacciose.

Operazioni di questo genere a volte si fanno per mero profitto, sia di tipo commerciale sia di esposizione. Ma dedicare un disco alle canzoni di un autore come Claudio Rocchi, mai abbastanza messo sotto i riflettori e mai abbastanza rispettato per il proprio talento, tra l’altro coinvolgendo alcuni dei nomi migliori che la musica indipendente italiana ha saputo offrire negli ultimi anni, è un’idea che rende totalmente merito a Luca Barachetti e ai suoi compagni di viaggio di Macramé.

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