Unòrsominòre, “Una valle che brucia”: recensione e streaming

Unòrsominòre, “Una valle che brucia”: recensione e streaming

unòrsominòre è Emiliano Merlin, veronese trapiantato a Padova e poi a Roma, già nei Lecrevisse nei primi anni 2000. Ha pubblicato il suo album d’esordio senza titolo nel 2009, e l’ep “Tre canzoni per la Repubblica Italiana” nel 2010. Nel 2011 “La vita agra”, e nel 2012 il singolo “pezzali”. E ora, due lavori in un colpo solo: Due dischi disponibili lo stesso giorno, senza alcun preavviso, senza nemmeno un video ad annunciarne l’uscita.

Sono usciti infatti Una valle che brucia e Analisi logica, rispettivamente un album e un ep per diNotte Records (Santo Barbaro, Babalot, Camillas, Three in one gentlemen suit e molti altri). I due dischi sono acquistabili su Bandcamp in download digitale a offerta libera o, unicamente per mail order, su supporto fisico in un particolare formato (una busta in cartoncino riciclato contenente i due cd, una selezione di fotografie, e un codice per il download di materie extra tra cui versioni alternative di diversi brani e un libretto contenente i testi).

Unòrsominòre traccia per traccia

Partiamo dal disco “lungo”, cioè Una valle che brucia: l’album si apre con la dolorosa e molto elettrica Il demone meridiano, immersa nell’attualità partendo dalla simulazione di un tg, e passando poi a un personale piuttosto crudo.

Hubris, o preghiera del senza Dio si arrampica sui tasti del pianoforte per operare su una ballata (tra Dalla e Battiato) che porta in rilievo una capacità di scrittura non comune e delle posizioni forti (“di non arrendermi  come fanno tutti/a un poco di olio santo quando dovrò morire”). Il crescendo finale è struggente e disperato.

Canzone del partigiano Giovanni, pt. 1 si impegna a fondo in una distruzione sistematica di questo Paese (che del resto è già piuttosto avanti nel percorso di autodistruzione anche da sé). Più “internazionale” la dimensione di Varsavia, anche per un discorso di sonorità elettroniche.

Mattatoio si immerge in un discorso animalista e molto cupo, descrivendo in termini assolutamente crudi l’uccisione degli animali. Canzone di Alekos torna su temi elettrici, per parlare di nuovo in termini devastanti, di torture e di martiri, questa volta umani.

Uomini contro è una ballata a tema bellico, sorretta da voce e chitarra elettrica, che si allunga fino a un twist end che porta a un esito un po’ diverso dalle classiche canzoni sulla guerra. Breve considerazione sul cosmo stempera un po’ il pathos alzando lo sguardo oltre le miserie umane, mentre Fare meno/fare meglio compie il proprio percorso su robuste considerazioni elettriche, con qualche rimembranza quasi new wave.

Cinofilia si diffonde in ambienti psichedelici e profondamente malinconici. 18 aprile chiude il disco dedicandosi al dramma dei migranti, concludendo con due parole non proprio di stima per un certo politico in felpa che popola i salotti televisivi.

Molto più breve Analisi logica, ep da tre canzoni che si apre con O tempora, ballad elettrica, “Avvelenata” e allungata, che in fondo non sembra staccarsi moltissimo per umori e suoni da Una valle che brucia, prendendosela con svariate e consolidate abitudini contemporanea (“voi che elargite l’aggettivo “geniale” a ogni cazzatina appena carina”), con un retrogusto del primo Vasco Rossi qui e là nel cantato (peraltro citato in termini elogiativi nel testo), ma con livelli meno rustici di scrittura, facendo anche parecchi nomi.

Épater le bourgeois elenca una serie di fortissimi gesti di ribellione storici, utilizzando un recitato incisivo accompagnato da chitarre furenti. Si chiude con Pezzali, già pubblicata come singolo in passato: altrettanto elettrica e arrabbiata (anche con il dedicatario della canzone), con un drumming appuntito e una maggiore attenzione anche per la parte strumentale.

Feroce, ruvido, senza paura: unòrsominòre/Emiliano Merlin non ha nessun timore nell’occuparsi di attualità o di storia con termini molto realistici. Le sonorità sono quasi sempre molto scarne, a mettere in rilievo la voce e i tratti dolenti della sua poetica. Lavoro di assoluto interesse.

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