Shazam è una delle app musicali più usate nel mondo, con i suoi 420 milioni di utenti sparsi in 200 paesi. Una massa critica che, in un modo o nell’altro, si poteva sfruttare anche in un modo più completo che non un semplice tocco che consente di scoprire di chi è la canzone che la radio, la tv o qualche altra emittente sta trasmettendo in quel momento.

Così l’app azzurrina ha siglato un contrattone con lo Warner Music Group che porterà prima di tutto a un’etichetta sotto marchio Shazam, e poi a una collaborazione di marketing a più largo raggio.

Si tratta di un cambiamento che, almeno sulle prime, dovrebbe portare soprattutto a scoprire artisti con un potenziale, proprio attraverso il tagging guidato dalle ricerche degli utenti. Una sorta di talent scouting “dal basso”, che dovrebbe portare a un parco artisti proveniente da tutto il mondo.

WMG ci guadagna perché le etichette sotto il suo controllo riceveranno una specie di bonus: Warner riceverà “enhanced deep data”, cioè dati maggiormente approfonditi, riguardo al comportamento degli utenti della app, qualora ricerchino canzoni di artisti sotto contratto con le sue etichette.

Quando cioè si incapperà in un artista sotto etichetta Elektra, Asylum, Atlantic, Parlophone o uno qualsiasi delle decine di marchi appartenenti al gruppo Warner, Shazam terrà qualche traccia in più del nostro comportamento, la unirà al proprio database e fornirà questi dati a WMG, che li userà per le proprie campagne di marketing. Un piccolo touch per un uomo, un discreto passo indietro per la privacy, ammesso che questa sia una parola che ha ancora un senso.