Whale Fall o La Caduta della Balena è il primo disco solista di Damon Arabsolgar, fuori su tutte le piattaforme digitali in distribuzione Believe Music Italy. “La Caduta della Balena” è il fenomeno in cui un cetaceo di grandi dimensioni, morendo, scende lentamente a testa in giù, adagiandosi in una dorsale medio-oceanica, il punto più profondo della terra. Lì giace, dove le temperature sono abbastanza basse da conservarne la carcassa per molti anni e permettendole quindi di diventare il centro attorno a cui si crea un ecosistema di pesci abissali.
Il disco si posiziona in un punto imprecisato fra il pop e la musica sperimentale e nasce nel 2016, durante un’estate in solitudine, con l’idea di provare a far convergere il processo di scrittura con quello di produzione e registrazione per poi evolversi, aprirsi all’altro e maturare completamente solamente nel 2024. Le canzoni sono oceaniche e siderali eppure estremamente intime e sono pensate per essere ascoltate al buio, sdraiati con gli occhi chiusi, per portare lontano, in luogo ancora sconosciuto. Le canzoni contenute nel disco nascono come gesti quasi involontari, un’emersione inconsapevole di immagini che, il più delle volte, sfugge alla comprensione immediata.
Damon Arabsolgar traccia per traccia
Inizia a cadere delicatamente la balena, grazie alla gentilezza del brano introduttivo, il sussurro di Sui Confini. Pochi tasti di pianoforte ed ecco Wild Salty Herbs, che dedica ai suoni la stessa delicatezza ma che piano piano allarga orizzonti e respiro. Il battito cambia e accelera da metà brano in avanti, inoltrandosi in abissi profondi e liquidi.
La calma ritrovata nel finale del brano precedente si tramuta in malinconia, punteggiata di vibrazioni, in Nitida, che ritorna all’italiano e parla di mani nascoste nelle tasche e di emozioni altrettanto non ostentate.
Tutti acustici i sospiri di Agrumi, tesa su una tessitura fitta di chitarra, prima che il mood del brano, nel finale, cambi e si faccia più stratificato. Ecco poi la title track, Whale Fall, in grado di celebrare una caduta lenta e graduale con un movimento naturale ma estremamente doloroso.
Svaria un po’ di più e si avvicina a sensazioni jazz Erbivoro, che fa registrare momenti diversi, come se fosse una piccola suite interna, guidata per lo più dal pianoforte ma con cori emozionanti che si levano quasi dal nulla e sospingono verso l’alto. “L’alba rende la pelle splendida“, verso che non può non farmi pensare agli Afterhours, che pure volevano una pelle splendida ma in modi diversi.
Suoni argentini quelli che caratterizzano lentezza e accuratezza di Nils, tutta avviluppata dal lavoro del pianoforte fino a un esito molto più rumoroso. Selfcare al contrario torna ad abbassare i toni, ma le dita corrono veloci sulla tastiera, mentre qualche spettro di suono si alza sul brano. Anche qui momenti più calmi si alternano ad altri più movimentati, in una rincorsa incessante.
Ultimo brano, introdotto da un vibrato generato dall’autotune, è Half Beyond the Ocean, che recupera una certa compostezza ma poi si diverte a sconvolgerla e a rimescolare le sensazioni sonore.
Saltando senza particolari cesure dall’inglese all’italiano e viceversa, Damon Arabsolgar mette in luce una personalità da cantautore che va al di là di ciò che già si conosceva di lui come metà dei Mombao. Certo è un cantautore come può esserlo Iosonouncane, non proprio classico e capace di esplorare mondi musicali nascosti e profondi. Ma questo rende anche più interessante la scrittura dei suoi testi, spesso ricchi di fascino e suggestione.
