Disponibile su tutte le piattaforme musicali Amore, l’amore è il quarto singolo di Marchi, cantautore indipendente sardo classe 1988.
Dopo i brani Gennaio, La notte e Via Bramante, Marchi torna all’ indie-pop con una ballad suggestiva ed elegante sulla sedimentazione di un amore finito.
Amore l’amore è una canzone-polaroid costituita di piccoli frammenti di un discorso amoroso, come lo chiamerebbe Roland Barthes, che sosteneva che l’innamorato è un costruttore di segni, un collezionista di gesti e silenzi. Il brano cerca di restituire in chiave retro-pop tutti questi segni che restano nel “dopo”, in una sorta di soliloquio intimista: le cose che sembrano irrilevanti ma che nel “dopo” si caricano di significati inediti.
Non è sempre il primo atto di una storia quello che ricordiamo di più, a volte a lasciarci scombussolati è ciò che ci succede nel quarto tempo, cioè dopo che il film è finito. Per esempio, quel momento in cui, dentro a una sala cinematografica, siamo ancora seduti in silenzio e turbati da ciò che abbiamo appena provato e improvvisamente le luci si riaccendono, le persone si guardano timidamente negli occhi, in silenzio, con imbarazzo e quasi con fastidio per essersi lasciate indovinare in quell’attimo di nudità, per lo strascico che un finale drammatico può aver lasciato dentro ai loro occhi. Ecco è una canzone che parla di quel momento, cioè del «dopo la fine», di tutti quei gesti minimi che continuano a parlare anche quando ormai siamo rimasti soli con noi stessi. Questo lavorìo della memoria, che Barthes chiamava “l’infinita cadenza del ricordo amoroso”, trasforma gli oggetti negli unici superstiti di un amore, e spesso ci rende infinitamente sensibili, empatici, ma anche ridicoli e sentimentali allo stesso tempo
