Lokomorf, “36AM”: la recensione

Un progetto che nasce solista e poi si allarga per contenere una passione strabordante: 36AM (Level Up Dischi) è l’album d’esordio dei Lokomorf, formazione che nasce intorno all’iniziativa del musicista italiano Rod Catani

Originario della Toscana ma residente in Spagna, Catani ha militato in diverse band prima di decidere di allestire un proprio progetto. Internazionale, per via delle influenze, della traiettoria musicale e dei componenti di una band che sta prendendo forma e sostanza, pubblica un disco già molto compiuto e significativo, con sensazioni stratificate lungo otto brani che alternano intensità, ironia, potenza e istinto.

36AM è una collezione di pezzi scritti, arrangiati e registrati per pura passione, utilizzando la migliore tecnologia disponibile associata al talento e l’ispirazione dei tre musicisti che hanno contribuito alla sua realizzazione; un lavoro fatto con amore e senza compromessi che trae ispirazione da una moltitudine di fonti diverse e aspira ad affermare un’identità sonora propria. 36AM è inoltre anche l’impulso che porta alla nascita di Lokomorf e alla creazione del suono distintivo del Trio, che si prepara a interpretarlo dal vivo

Lokomorf traccia per traccia

L’idea è di mescolare le carte e forse di confondere le idee: Holefatto (primo ma non ultimo titolo curioso del disco) parte da rumori di fondo e messaggi radiofonici, prima di imporre un ritmo apertamente rock con qualcosa di “avant” (pop? Rock?), con qualche distorsione, qualche allungamento, qualche peculiarità.

Più drammatica e anche più rettilinea è la rotta che traccia Komplexo di superiorità, che racconta una realtà femminile dai tratti oscuri, mentre la chitarra si occupa di fornire un adeguato contorno ricco di pathos.

Morbidi invece i contorni di Song 4 Emilia, almeno sulle prime, a raccontare una probabile fuga o comunque una sparizione. Anche qui l’elettricità finisce per prendere il sopravvento, con vampate 90s che riverberano ovunque.

Suite Islandia si lascia andare e rende più labili i confini tra i generi, con aspirazioni post rock ben delineate, in uno strumentale (con qualche voce in sottofondo) che di nuovo mette al centro la chitarra.

La voce “classica” di Ana Felip Vidal accentra molte attenzioni su Cose sbagliate, ballad ricca di atmosfera e di idee soffuse. Al contrario, ecco il divertissement di Mttlposto!, che gioca su un refrain casalingo molto ritmato (e probabilmente caratteristico di chi vive con un musicista).

Si riprendono strade stellari con Failed Evaseeon, che ha un sound ipnotico ma anche con qualche tratto sci-fi, con influenze prog e psichedeliche, che volgono verso il noir. Insomma molte sensazioni condensate in un brano che supera i 6 minuti.

Chiude l’album Ode to Gagarin, in onore al celebre cosmonauta russo, per lo più voce e pianoforte, con qualche deviazione dal percorso qui e là. Una chiusa soft, anche celebrativa, con aperture orchestrali e qualche solennità.

Dove vuole/può andare un progetto come Lokomorf? Lo dirà il tempo, visto che le premesse, in teoria, sono “sbagliate”: la chitarra, per esempio, non era ormai fuori moda? Ma più che le domande contano le risposte, in questo caso, per un progetto fantasioso, creativo, ben suonato e con ampi margini di crescita.

Piace molto la versatilità dell’idea, la capacità di lasciarsi le strade aperte, sperimentando con il suono ma anche riuscendo a non perdere di vista versanti più “pop”. E la voglia di giocare, che è sempre salutare, soprattutto in tempi così cupi.

Genere musicale: alternative rock

Se ti piace Lokomorf ascolta anche: Laica Luna

Pagina Instagram Lokomorf

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