Il percorso di Dario Jacque prosegue lungo una linea di ricerca che tiene insieme radici e sperimentazione, trovando in La Sciroccata un nuovo punto di equilibrio. Il brano si inserisce coerentemente all’interno di una poetica che guarda al Mediterraneo come spazio sonoro e simbolico, non come semplice riferimento geografico. L’impianto musicale costruisce un ambiente sospeso, in cui la tradizione viene rielaborata attraverso un linguaggio contemporaneo, senza assumere forme di citazione diretta o nostalgia.
La Sciroccata si sviluppa a partire da un giro ipnotico di oud, attorno al quale si muovono flauti dal timbro irregolare e melodie che si rincorrono su una struttura ritmica fluida. Il basso e le percussioni, ispirate a dinamiche afro-beat, definiscono un andamento sinuoso che accompagna l’ascolto senza mai irrigidirsi in uno schema prevedibile. Il risultato è una composizione che privilegia il movimento e la trasformazione, lasciando spazio a un ascolto stratificato.
Tradizione e modernità come dialogo aperto
Nel nuovo singolo, Jacque continua a lavorare su una forma di contaminazione che non cerca sintesi definitive. La componente tradizionale non viene mai isolata o musealizzata, ma entra in relazione con soluzioni ritmiche e armoniche moderne, dando vita a un dialogo costante tra linguaggi diversi. Questo approccio consente al brano di mantenere un’identità riconoscibile, pur evitando qualsiasi rigidità stilistica.
La figura evocata dal titolo diventa progressivamente un personaggio, connotato da tratti ambigui e mutevoli. L’anima leggera e indipendente che attraversa La Sciroccata si manifesta attraverso contrasti continui, in cui attrazione e distanza convivono. La musica asseconda questa ambivalenza, alternando momenti più avvolgenti a passaggi che introducono elementi di tensione controllata.
Immaginario cinematografico e costruzione visiva
Accanto alla dimensione sonora, il progetto si apre a una lettura visiva che contribuisce a rafforzarne il senso complessivo. La collaborazione con la regista Gaia Bencivenga e il direttore della fotografia Pierpaolo Massafra dà forma a una narrazione che attinge a immaginari cinematografici precisi, senza limitarsi alla semplice illustrazione del brano.
La protagonista di La Sciroccata si colloca in una zona di confine, sospesa tra suggestioni noir di fine anni Settanta e figure femminili forti e iconiche del cinema più recente. Questa dimensione visiva dialoga con la musica, ampliandone il significato e trasformando la canzone in un racconto aperto, costruito per immagini e atmosfere.
Ricerca sonora e identità personale
Il lavoro di Dario Jacque si inserisce in un percorso di esplorazione che mette al centro la ricerca di un equilibrio tra virtuosismo, groove e identità. I riferimenti a mondi sonori affini a quelli di Thundercat, Adrian Younge o BadBadNotGood vengono rielaborati attraverso una prospettiva mediterranea ed europea, che evita l’imitazione e punta invece a una rielaborazione personale.
La Sciroccata rappresenta così una tappa significativa di questo percorso, non come punto di arrivo ma come fase di consolidamento. Il brano intreccia ricerca musicale, immaginario cinematografico e urgenza espressiva, delineando un racconto che si muove tra libertà e resistenza, e che prepara il terreno a sviluppi futuri più ampi.

