Ambidestro presenta Mi basta il cielo, un brano che mette a fuoco l’esigenza di rallentare quando il ritmo quotidiano diventa ingestibile. La canzone nasce da una tensione interna precisa: la fatica di aderire alle aspettative altrui e il bisogno di interrompere quella corsa per tornare a un contatto più autentico con se stessi.
L’artista pugliese continua a muoversi all’interno di un linguaggio personale, costruito attraverso contaminazioni diverse e una scrittura che rifiuta la mediazione. Mi basta il cielo si colloca in questa traiettoria come un momento di sintesi, in cui il gesto musicale diventa strumento di sottrazione più che di accumulo.
Una scrittura che non cerca riparo
Il testo si sviluppa come un confronto diretto con il proprio limite. Non c’è indulgenza né desiderio di assoluzione, ma la volontà di nominare il rimorso, il disprezzo e la stanchezza che accompagnano il tentativo di aderire a ruoli non scelti. Il brano dà voce alla necessità di spezzare quella dinamica, riconoscendo che la rinuncia al compiacimento è un passaggio inevitabile per tornare a incontrare se stessi.
In questo senso, Mi basta il cielo evita qualsiasi dichiarazione programmatica. Il messaggio resta implicito, affidato a immagini semplici e a una tensione emotiva controllata, che lascia spazio all’ascoltatore senza guidarlo in modo esplicito.
Identità e urgenza espressiva
La scrittura di Ambidestro si muove da sempre su un equilibrio fragile tra solitudine e speranza, inquietudine e desiderio. Anche in questo brano convivono amori mancati e incontri arrivati fuori tempo, ma senza mai trasformarsi in racconto nostalgico. L’urgenza espressiva resta centrale: scrivere e cantare diventano gesti necessari, non mediati da strategie di rappresentazione.
Musicalmente, il pezzo si colloca in un territorio che oscilla tra indie pop e indie rock, mantenendo un approccio diretto e privo di sovrastrutture. La scelta sonora accompagna il testo senza amplificarlo artificialmente, rafforzando l’idea di un’espressione che nasce “dalla pancia” e si sviluppa in modo coerente.
Un gesto di sottrazione consapevole
Mi basta il cielo può essere letto come un inno silenzioso, non dichiarato, a chi sceglie di fermarsi e guardare dentro di sé. Non propone soluzioni né risposte definitive, ma registra un passaggio: quello in cui smettere di assecondare il mondo diventa l’unico modo per ristabilire una misura personale.
Il brano conferma la direzione di Ambidestro come progetto che privilegia la verità emotiva alla costruzione di un’immagine, mantenendo una coerenza tra scrittura, suono e intenzione.

