Una conferenza stampa online come si faceva ai tempi del covid introduce il nuovo disco dei Dellai, in uscita il 9 gennaio: Nonostante tutto è il nuovo lavoro al quale i gemelli, con alle spalle anche un’esperienza sanremese e un premio SIAE, hanno dedicato sostanzialmente tutto il 2025, iniziando anche da alcuni singoli già usciti negli scorsi mesi.
Abbiamo partecipato alla call con Matteo e Luca, supportati da un corposo staff tra etichetta e ufficio stampa e quello che segue è quanto abbiamo raccolto.
“Dell’album parleremo sia io sia mio fratello, perché è stato scritto da entrambi. Ci sono alcune canzoni scritte solo da me, altre solo da lui. È un album di 11 tracce, progettato nell’ultimo anno. La prima registrazione l’abbiamo fatta in primavera 2025, l’ultima a inizio settembre. Secondo noi è un album molto più nel nostro stile. Non siamo mai stati obbligati a fare una tipologia di musica piuttosto che un’altra, ma qui sentiamo di esprimerci di più. Il titolo è Nonostante tutto, che sarà anche il nome del singolo in uscita il 9 gennaio insieme all’album.
Le linee che seguono il disco sono principalmente due: una legata all’amore e una più leggera, più divertente. Quando abbiamo presentato il progetto a SIAE era chiaro che l’album dovesse parlare d’amore, perché secondo noi non esistono canzoni che non parlino di qualche forma d’amore, o comunque sono rare. Il tema va quindi a circondare le dinamiche relazionali. Però c’è anche un lato più divertente nel disco. Ci sono brani che parlano sempre d’amore ma in modo diverso. L’album comprende quattro singoli già usciti: Diavolo, uscito a marzo 2025; Una canzone d’amore, uscita a luglio; A casa tutto bene, uscita a settembre; e Amore Goodbye, uscita a novembre.
La differenza di scrittura è evidente: Diavolo e Amore Goodbye li ho scritti io (Luca), mentre A casa tutto bene e Una canzone d’amore li ha scritti Matteo. Alcuni dicono che la differenza si sente, altri dicono di no, un po’ come quando non ci distinguono tra l’uno e l’altro. Avremmo voluto includere anche Malinconia nell’album, ma per le regole del bando SIAE non è stato possibile: il brano era uscito a gennaio 2025, prima della vittoria del bando, quindi resterà un singolo a sé stante.
Tra i brani inediti ci sono pezzi più movimentati e altri più intimi. Sudamericana, per esempio, è l’ultima canzone che abbiamo registrato: parla di un amore platonico mai nato, visto ma mai vissuto, raccontato in modo scherzoso e accompagnato da una musica molto ritmata. È un modo per ribadire che la canzone d’amore è parte del nostro stile di scrittura.
Il singolo Nonostante tutto è uno dei brani più intimi del disco. Parla dei legami familiari e del sentirsi abbandonati, tralasciati, lasciati soli. Secondo me il punto fondamentale dell’album è che ci rappresenta completamente. C’è stato chi ci ha chiesto quanto fossimo cambiati rispetto al periodo di Sanremo. Non siamo cambiati, ma siamo cresciuti. I testi e le canzoni si sono evoluti con noi. Speriamo che chi ci ascoltava prima riconosca ancora la nostra identità, anche se oggi siamo più maturi”.
Un dualismo creativo
I due ragazzi si alternano alla voce, sia nel disco sia nella presentazione del medesimo. E piano piano emerge qualche piccola, bonaria, differenza, che sarà poi confermata dalle risposte successive.
“L’idea iniziale era che ognuno cantasse solo i brani che scriveva. Poi ci siamo accorti che il punto di forza era l’intreccio delle nostre voci. Nell’album ci sono brani cantati singolarmente e altri in cui le voci si fondono, mantenendo l’identità personale pur essendo un duo. Il disco è stato prodotto da Vincenzo Leone seguendo una linea molto acustica. È un disco realmente suonato, lontano da loop ed elettronica. È un lavoro coerente con il percorso del duo e con quello che sta accadendo oggi nel cantautorato.”
Vorrei capire meglio questa insistenza nel distinguere chi scrive e chi canta: è una necessità legata al fatto di essere gemelli?
“Non esiste un brano in cui c’è solo uno di noi. Anche quando canta uno solo, l’altro c’è sempre nel processo. Essere gemelli porta naturalmente al bisogno di essere riconosciuti come individui, e questo a volte si riflette anche nella musica.
Non c’è un brano in cui c’è soltanto Luca, un brano in cui c’è soltanto Matteo. Siamo sempre entrambi all’interno di tutto, dal momento in cui abbiamo intrapreso questo percorso, ormai anni fa. Questa è una scelta che abbiamo proprio preso.
Poi magari, parlando – io, te, lui, loro – forse questa cosa si svanisce un po’, usando i pronomi personali, diciamo. Però la verità è che sì: dove magari canta Luca, io ho fatto qualcosa; dove canto io, Luca ha fatto qualcosa. Anche se magari si sente di meno. Sono rari i casi. Anzi, secondo me non c’è nessun brano in cui abbiamo fatto tutto interamente da soli: qualche modifica è sempre stata fatta.»
Aggiungiamo una cosa che non riguarda solo la musica, ma un po’ la vita vera, che secondo me in pochi sanno sui gemelli. Quando nasci in due, uno dei primi istinti è l’identificazione di se stesso, no? Vuoi essere riconosciuto dagli altri per come sei. Con la musica, questa cosa dell’essere in due io la vedo come un potenziamento, anziché come una non identificazione di me stesso. Però questa cosa, mentre parliamo, ricade anche sulla musica: dire “ah no, questo l’ho fatto io, questo l’ha fatto lui”. Ma non è assolutamente questa l’intenzione.»
Sì capisco che nell’essere gemelli, c’è una tendenza al volersi far riconoscere. Avere 29 anni e andare in giro per strada e sentire qualcuno che ti dice “Oh Matteo”, e tu rispondi “No, guarda, sono Luca”, o viceversa… suona un po’ curioso. Però è anche vero che avete come nome del duo il vostro cognome e lavorate insieme su tutto…
“E oltretutto la nostra prima canzone si chiamava Io sono Luca, quindi capiamo che è complesso da questo punto di vista…”
“Amore, Goodbye” e qualche piccolo scazzo
I ragazzi proseguono nel raccontare il disco.
«Maledette nuvole segue il filone di Amore Goodbye, che è l’ultimo singolo uscito a novembre. È un brano malinconico, parla di mancanze, è molto sentito. Non sono brani nati un anno fa. Questo album raccoglie pezzi scritti negli ultimi quattro o cinque anni. Alcuni vengono davvero da lontano e, messi insieme, hanno la forza di raccontare una personalità. Anzi, due personalità, ma un’unica idea dietro la musica.
Io amo fare musica, Luca ama fare musica. Entrambi lavoriamo, entrambi abbiamo lavori lontanissimi dalla musica. Eppure quest’album ci riporta con i piedi per terra, ci riporta alla musica. È un punto nel nostro percorso. La vita è come un lungo testo: parole, virgole, due punti. A un certo momento serve un punto, per respirare. Nonostante tutto è quel punto.
C’era indecisione se chiamare l’album Amore Goodbye o Nonostante tutto, ma il senso è uno solo. Nonostante le difficoltà, i lavori, le canzoni buttate via, le esperienze fallimentari, è nato questo. E non potremmo esserne più fieri».
Arriva un’altra domanda, che riguarda le aspettative nei confronti del disco.
«Le aspettative sono legate alla realtà, ai limiti, a quanta gente fa musica oggi, all’influenza delle piattaforme. Sono cose concrete. Se mi chiedi dove vorrei che arrivasse questo album, il sogno è farlo arrivare il più lontano possibile. Dopo un anno di lavoro, più lontano arriva, meglio è. C’è differenza tra aspettativa e sogno. L’aspettativa è essere a posto anche se ti ascoltano in dieci. Il sogno è vincere un Grammy. Siamo stati sfortunati nella fortuna. Siamo passati da una piccola realtà a Sanremo. Parlare oggi di aspettative mette quasi paura.»
Torno a chiedervi un’altra cosa: qual è stata la canzone più difficile da scrivere, modificare, completare?
Vabbè, quella su cui abbiamo litigato di più è Amore Goodbye. Sicuramente, eh, è stato veramente un litigio, eh, in macchina, in casa, in camera. È stato un grande, un grande litigio perché, eh, c’è una parte finale, eh, un parlato che, eh, io avevo detto: “Guarda, questa qua ho inserito questa parte in Amore Goodbye, sennò è tutta una lamentela quella canzone, no?”.
E ho detto: inserito sto parlato per dargli un po’ questa cosa, un po’ speranzosa. E lui fa: “Ah, cosa hai inserito? Dai, fammi un po’ sentire”. Gliel’ho fatto sentire e, insomma, millecinquecento cambiamenti di testo, lui che rompeva, io che volevo cambiare il nome della canzone, eh, perché mi sembrava troppo, troppo banale.
Lui che, nello stesso tempo in cui io volevo cambiare il testo, il nome della canzone, voleva chiamare l’album Amore Goodbye, ho detto: “Adesso siamo a posto”. Eh, insomma, insomma, eh, è stato un po’, è stato un po’ difficile su Amore Goodbye, ma i litigi ci sono, cioè nel senso, se, ma anche al di là della musica, eh.
Cioè, nel senso, i litigi ci sono quando si lavora in due, bisogna stare attenti a queste cose, bisogna saperci avere a che fare, fare i conti con queste tipologie di carattere. Poi Matteo, ma penso anch’io, siamo due persone anche abbastanza riflessive.
Per poi rispondere anche alla domanda di Fabio, cioè nel senso funziona così che io scrivo una cosa, o magari tu scrivi una cosa, ci confrontiamo, discutiamo, ne discutiamo. Poi solitamente il momento in cui ci confrontiamo è molto vicino alla fase di registrazione, quindi si finisce a discutere.
Anche perché comunque, cioè, c’è competizione, bisogna anche dire, è ovvio, tra di noi due c’è una grandissima competizione. Io credo che se non fosse stato per alcune canzoni, io mi ricordo, avevamo quattordici anni e partecipavamo tutti e due a dei concorsi di canto. Io era due o tre anni che ci partecipavo con mie canzoni e arrivavo sempre, in qualche modo, in finale, ma non vincevo mai. Non vincevo mai.
Lui partecipava sempre con le cover e cantava le cose e neanche passava le selezioni, in sti concorsini. A un certo punto, dopo due o tre anni, io però non vincevo mai in un concorsino così. Lui arriva con una sua canzone, boom, prende, pam, vince. Per tre anni di fila ha vinto, cioè lui da solo. E ’sta cosa m’ha fatto andare avanti, che dico: “Ok, anch’io devo riuscire”. Cioè, ti dà sempre quello step in più da fare, no? Il confronto, quella sana e snervante competizione.
Avete aperto anche un capitolo abbastanza interessante della rivalità. Secondo me dovreste, anzi, visto che prima avete detto che non esistono canzoni che non siano d’amore, cosa ovviamente falsa, dovreste scrivere qualcosa anche sul fatto di quanto vi fa incazzare il fatto di avere questo tipo di competizione, di quanto vi scazzate fra di voi. Secondo me potrebbe essere un botto.
I ragazzi finiscono per accogliere il consiglio, rispondono a qualche altra domanda e chiudono la conversazione. Nonostante tutto e in attesa dell’uscita il 9 gennaio.

