Simone Piva: non un posto comodo, ma vero

simone piva

Simone Piva pubblica Da dove nasce il vento, il suo secondo album. Anticipato dai singoli Cosa siamo diventati, Il baule del diavolo e Sulle nostre tracce, si tratta di un disco di dieci tracce che si muovono sulle sfumature del rock italiano e del cantautorato. Ecco la nostra intervista.

Ciao Simone, come è nato il tuo disco Da dove nasce il vento?

È nato da un ascolto profondo. Un ascolto di me stesso, dei cambiamenti, delle domande che arrivano quando smetti di correre e resti fermo abbastanza a lungo da sentire cosa si muove dentro. Questo disco è venuto fuori così, senza fretta, seguendo una direzione più emotiva che razionale. Non volevo spiegare, ma lasciarmi attraversare, come succede quando arriva il vento e non sai da dove, ma sai che qualcosa sta cambiando.

Se Da dove nasce il vento fosse un luogo fisico, che paesaggio sarebbe?

Sarebbe un confine. Un posto aperto, forse una pianura che incontra il mare, o una collina spazzata dall’aria. Un luogo dove non ci sono troppe costruzioni, dove lo sguardo può andare lontano e il vento porta con sé voci, ricordi, possibilità. Non un posto comodo, ma vero.

Qual è la prima immagine che ti viene in mente ascoltando Irene?

Una stanza illuminata da una luce morbida, di quelle che arrivano nel tardo pomeriggio. Una finestra aperta, le tende che si muovono lentamente. Irene per me è fatta di attese, di cose non dette, di una presenza che resta anche quando non c’è più. È una canzone che cammina in punta di piedi.

La leggendaria ballata di Bill ha un titolo molto evocativo: chi è Bill e perché meritava una ballata?

Bill non è una sola persona, Bill siamo un po’ tutti. Nel brano viene raccontato attraverso una frase chiave: “Se ne andò lasciando tutti e tutto”. È la figura di chi scappa, di chi prova a cercarsi altrove, lontano da responsabilità, legami, definizioni. Ma è anche qualcuno che, prima o poi, viene richiamato a casa, da qualcosa o da qualcuno. Meritava una ballata perché certe fughe non sono sconfitte, sono passaggi necessari per capire chi siamo davvero.

Se dovessi scegliere una sola frase dell’album come manifesto del disco, quale sarebbe?

Sceglierei il ritornello di Cosa siamo diventati:
Non lo ascoltiamo più il bambino che vive in noi, non gli parliamo più al bambino che vive in noi, da quando ci trasformiamo in uomini

In quella frase c’è il cuore di tutto l’album: il distacco dall’autenticità, il momento in cui cresciamo e, senza accorgercene, perdiamo il contatto con la parte più vera di noi. Da dove nasce il vento nasce proprio dal tentativo di tornare ad ascoltare quella voce.

Quale brano del disco non vedevi l’ora di portare dal vivo?

Ce n’è più di uno, soprattutto quelli che lasciano spazio all’imprevisto. Dal vivo amo quando una canzone può cambiare pelle, diventare più ruvida o più fragile. È lì che sento davvero il dialogo con chi ascolta.

Dopo questo disco, dove senti che soffierà il tuo vento artistico?

Non ho una direzione precisa in mente, e in fondo è questo il bello. So solo che continuerò a seguire ciò che mi muove dentro, senza forzare. Se il vento cambierà direzione, cercherò di non oppormi. Preferisco perdermi un po’, piuttosto che restare fermo.

Pagina Instagram Simone Piva

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