Mike Orange: il mio modo, da sempre, è scrivere canzoni

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Cinque canzoni per aprire uno squarcio su un mondo personale, molto quotidiano ma anche molto condivisibile: si intitola Aranciata Amara il nuovo ep di Mike Orange, uscito pochissimi giorni fa per Medea Production. Abbiamo rivolto a Michele Arancio, aka Mike Orange, qualche domanda.

Ciao Mike, “Aranciata Amara” ha richiesto una preparazione piuttosto lunga e articolata. Ci vuoi raccontare come hai vissuto il lavoro che ti ha portato all’ep?

Ciao alle amiche e agli amici di TRAKS! Hai ragione, ci abbiamo messo un po’, ma credo che ne sia valsa la pena. Ti racconto. Alcune canzoni hanno già un paio d’anni: sono andato a sbirciare nelle vecchie demo che avevo registrato per proporre i brani agli altri della band e, per dire, Una sera — che è l’ultima che ho scritto per questo disco — ha circa due anni.

Poi mettici che ho deciso di trasferirmi lontano dalla maledetta Lombardia, che non facciamo musica di lavoro ma volevamo comunque realizzare un bel disco… e siamo arrivati a maggio 2025. A quel punto mi sono deciso a cercare qualcuno che promuovesse questo lavoro, magari facendone anche un vinile. Ho trovato Maurizio di Medea Production, ci siamo accordati, abbiamo rispettato i tempi necessari… ed eccoci qua. Credo però che questo sia stato un tempo giusto: siamo troppo abituati al “produci, consuma, crepa” in cicli sempre più brevi, e questo disco ne è la perfetta antitesi.

Nei brani emerge spesso una dimensione quotidiana, fatta di immagini semplici e situazioni riconoscibili. Quanto è centrale, per te, partire da elementi concreti nella costruzione di una canzone?

Come sempre, credo che parlare di temi che ti riguardano davvero aiuti a dare autenticità a quello che scrivi. Se ci pensi, esistono mille canzoni d’amore, ma evidentemente quelle che nascono “partendo da te” sono le più efficaci, quelle che arrivano di più. Mi piace soprattutto immaginare una situazione, un’ambientazione precisa: penso che questo aiuti a immedesimarsi e a farsi dire “cazzo, è successo anche a me”.

Che cosa è cambiato più di tutto, in te e attorno a te, da Sensibile ad Aranciata Amara?

Sono cambiate tantissime cose in questi ultimi anni. Ho cambiato vita, lavoro, progetti. L’unica cosa rimasta davvero costante è la musica, che però inevitabilmente ha assorbito l’influenza di tutto quello che mi è successo negli ultimi due o tre anni. Fai conto che questo è, in un certo senso, un disco di saluto.

Più o meno in questo periodo dello scorso anno ero in sala prove con la mia vecchia band — che saluto e ringrazio tantissimo per il regalo enorme che mi hanno fatto: Nico, Alberto, il Bird, il Maz, amici veri — e annuncio che sto per trasferirmi lontano. Abbiamo deciso di fare questo disco per salutarci, una sorta di disco dell’amicizia.

I tuoi brani prendono spesso (direi quasi sempre) spunto da vicende autobiografiche. Non ti viene mai l’impulso di raccontare “i fatti altrui”, o magari di prendere spunto da storie lette su un giornale o viste in tv?

Be’, fai conto che questo progetto è nato proprio perché attraversavo un periodo creativo molto vuoto, in cui sentivo il bisogno di ridefinirmi e di raccontarmi. Questo disco non fa eccezione: come ti dicevo, sono cambiate tante cose e le canzoni sono diventate una specie di sassolini da togliermi dalle scarpe. Vivi un’esperienza, e quando finalmente sei pronto a metterla in ordine la racconti. Il mio modo, da sempre, è scrivere canzoni.

Però è da un po’ che ci penso: mi piacerebbe tornare a fare come quando ero ragazzo, quando con la mia band punk scrivevo cose che parlavano del mondo. Una sorta di ritorno alla canzone politica, ma con l’esperienza che ho maturato in questi anni di scrittura.

Prima di questo disco hai suonato moltissimo dal vivo: quanto delle esperienze “di palco” è entrato in questo tuo lavoro?

Per forza di cose, se vuoi fare il musicista devi essere pronto ad andare in giro a suonare. È giusto, se ci pensi. Invidiamo spesso chi fa musica all’estero, ma fuori dall’Italia i musicisti si mettono lo zaino in spalla, prendono la chitarra e partono. Io sono arrivato a un punto in cui, all’alba dei quarant’anni, o lo faccio sul serio oppure non ha senso.

Scrivo cose che per me sono importanti, non mi va di buttarle via. E quando ti muovi succede una cosa bellissima: vedi un sacco di posti, conosci persone nuove, entri in contatto con realtà splendide che esistono in questo Paese. E qui dico una cosa un po’ in controtendenza: siamo sempre pronti a criticare tutto, spesso con un cinismo automatico che è diventato il filtro con cui guardiamo il mondo. Dovremmo smetterla.

Dovremmo imparare a riconoscere le cose belle che abbiamo intorno e, per quelle che funzionano meno, impegnarci per migliorarle. C’è stato un tempo in cui “tifare rivolta” aveva un senso. Oggi, in un’epoca in cui tutto sembra superficiale, credo sia il momento di rimboccarsi le maniche. È inevitabile che tutte queste esperienze ti entrino dentro e finiscano per influenzare il tuo modo di scrivere.

Per concludere: quali saranno i prossimi passi?

Il 2026 sarà un anno dedicato ai concerti: dal 1° febbraio parte un tour che spero sarà lungo e mi porterà in giro a suonare per tutta l’Italia. Qui a Latina, invece, ci stiamo organizzando per riprendere in mano le tante cose rimaste fuori da Aranciata Amara e il materiale nuovo, così da iniziare a registrare qualcosa per un nuovo disco. Siamo in anticipo, quindi possiamo lavorare con calma. Poi voglio continuare anche gli altri progetti che ho già in piedi: mi piacerebbe trasformare il mio podcast in uno spazio condiviso, ma devo ancora capire bene in che direzione portarlo. Sarà una bella avventura.

Pagina Instagram Mike Orange

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