Disorient Express presentano In apnea come un brano che mette in scena il rapporto complesso tra resistenza interiore e possibilità di riscatto. La canzone si muove all’interno di un immaginario marino che funziona da specchio esistenziale, restituendo la sensazione di affanno che accompagna quei momenti in cui la vita sembra richiedere più fiato di quanto se ne abbia a disposizione. Il racconto evita soluzioni immediate e sceglie una narrazione lenta, misurata, capace di accompagnare l’ascoltatore lungo un percorso di immersione e successiva risalita.
Il singolo rappresenta il primo tassello di un ep che trova nella metafora naturale il proprio centro espressivo, trasformando il mare in uno spazio simbolico dove paure, ferite e zavorre interiori prendono forma.
Un immaginario visivo tra mente e spazio
Il videoclip che accompagna In apnea, realizzato e prodotto dalla band stessa, lavora su un parallelismo costante tra ambienti fisici e dimensione mentale. L’incedere irregolare del protagonista all’interno di spazi ora aperti, ora angusti, richiama le camere della mente in cui i pensieri si accumulano con moto sussultorio, generando frustrazione e senso di soffocamento. La scelta di un palazzo come scenario rafforza l’idea di un percorso interiore fatto di passaggi, soglie e ostacoli, in cui ogni movimento diventa metafora di un tentativo di orientamento.
Il mare come metafora dell’esistenza
Al centro del brano si colloca il mare, inteso non come elemento descrittivo ma come riflesso delle condizioni emotive dell’individuo. In apnea racconta l’esperienza di chi si ritrova sul fondo, costretto a trattenere il respiro mentre affronta il peso delle proprie zavorre. La narrazione insiste su questo stato di sospensione, evitando il compiacimento e lasciando emergere una tensione continua tra abbandono e volontà di resistere.
Catarsi e risalita graduale
Il momento di svolta del brano coincide con l’atto simbolico dello sgancio delle zavorre, generate da una tossicità quotidiana che si deposita lentamente. La catarsi non arriva come rottura improvvisa, ma come gesto misurato, scandito da un respiro che torna progressivamente regolare. La risalita verso la superficie assume così il valore di una riconquista, non di una vittoria definitiva, restituendo un senso di equilibrio fragile ma possibile.

