Luca Carocci @ Arci Biko, il report

luca carocci

È il 13 febbraio 2026 e sto aspettando al freddo, sul marciapiede, che aprano i cancelli dell’Arci BIKO di Milano, mentre un tizio in testa alla fila grida: “Tranquilli, qui aprono all’ultimo”. Eh, grazie… penso. Entro un po’ infastidita, ma appena alzo lo sguardo mi trovo davanti un ambiente così accogliente da farmi dimenticare tutto. È la prima volta che vengo in questo circolo ed è anche la prima volta che ascolto dal vivo uno dei miei cantautori preferiti: Luca Carocci.

Il posto ricorda un jazz bar: tavolini, tappeti, cuscini, poltrone. Prendo una ginger beer e mi siedo al primo tavolino disponibile. Il pubblico si raduna e cominciamo a essere in tanti, di età diverse. Saremo un centinaio, a occhio. Per Caterina, nuova amica seduta accanto a me, siamo molti meno. In ogni caso, a parere suo, e anche mio, Carocci meriterebbe molte più persone.

L’apertura è affidata a Cesare Blanc, giovane cantautore, anche lui di origine romana. Suona chitarra e voce e riscalda l’ambiente, raccontandosi talvolta in maniera romantica, talvolta più rauca e graffiante. Ci fa ascoltare MoonlightSabbie mobiliSe di colpo non ti amassi piùNon lo faccio più e un nuovo singolo, ancora senza titolo, che promette uscirà presto. Se di colpo non ti amassi più è stata la mia preferita.

Ansia da palcoscenico

È quindi il momento di Carocci, che non nasconde l’agitazione; anzi, racconta fin da subito della sua ansia da palcoscenico, mettendola al centro del cerchio, esorcizzandola e creando immediatamente un legame con il pubblico, che lo aiuta, lo segue, ride delle sue battute e si emoziona per la forza delle sue canzoni, alcune delle quali tratte dal nuovo album, Gesucristo forse è morto di freddo.

In una vecchia intervista Luca mi aveva raccontato che il segreto per un buon disco in presa diretta è avere dei buoni musicisti. Non ha torto. Alla chitarra è un vero virtuoso e i suoi colleghi non sono da meno. Sul palco con lui ci sono Roberto AngeliniFilippo Cornaglia, José Ramón Caraballo Armas Matteo Pezzolet. Molti di loro sono polistrumentisti: Ramón, dietro il set di percussioni, a metà spettacolo sfoggia ottime capacità da trombettista jazz; Roberto “Bob” suona la chitarra con la tastiera sulle gambe e governa i pedali per le effettistiche. Con le sue lap steel apre sonoramente le canzoni, arricchendole di profondità.

Il concerto prosegue tra aneddoti e dialoghi con il pubblico. Luca racconta che Le sere di maggio è nata a causa della sua asma stagionale, perché a maggio tutti tagliano il prato; che Serenata per chi è nervoso non doveva essere inserita nel suo penultimo disco, ma che, appena scritta, ha sentito un legame così forte da fermare la produzione pur di includerla.

Luca non ci parla solo delle canzoni, ma anche di sé, del suo rapporto con il mondo dentro e fuori Artena (il posto in cui vive) e con la musica. «Questo è un disco un po’ sgangherato, ma alla fine la musica è un gioco, perché è la cosa che sappiamo fare meglio e, credetemi, se avessimo potuto avremmo fatto altro. Sarebbe stato meglio fare cinque anni di università e fare l’avvocato».

Bis, vinili e bonus

Scherza poi sui finali dei brani, autoironizzando sulla loro lunghezza e alla fine di Canzone semplice, proprio per avvallare la teoria che ogni canzone dell’ultimo disco potrebbe essere quella di chiusura del live scende dal palco con fare maestoso, salutando il pubblico e pavoneggiandosi come una rockstar.

Poi suona qualche brano da solo, voce e chitarra: Senza l’amoreSerenata per chi è nervoso e Io resto, in anteprima. Durante Serenata ci fa battere le mani e cantare.

Scherza spesso con il suo manager, Marco Trotti: «Ormai questo è un pubblico di amici, quindi lo dico… se ci portano il biglietto del Biko gli diamo anche quello del Monk! L’ho detto!». Oppure, ci chiede sorridendo: «Ho promesso a Marco che stasera vendiamo almeno sei vinili; se facciamo due bis arriviamo a otto! Fate una colletta e al massimo ve li ridò io». Io il vinile l’ho preso, ma lo avrei preso comunque. 

La musica di Carocci è densa e accogliente; i suoi musicisti la sostengono e la impreziosiscono, e lui sul palco, nonostante le paure, si mostra incredibilmente coinvolgente. Sono entrata al Biko infastidita e ne sono uscita appagata e felice di aver assistito non solo a un live ricco e tridimensionale, con musica suonata lodevolmente, ma anche a una celebrazione di fratellanza, amicizia e stima.

La scaletta

Il gelo dentro una parola
Solo su una gamba
Aspetto fuori
Le sere di maggio 
Gesùcristo forse è morto di freddo
Tu che difendi il lavoro
Canzone semplice
Senza l’amore 
Serenata per chi è nervoso
Io resto (in anteprima)
Giovani eroi
Roma – Milano
Arturo
Aspetterò febbraio
Gocce
Cammina Bambina
Amica mia
Sempre senza parole
Passo dopo passo

Pagina Instagram Luca Carocci

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi