A due passi dal presente è il nuovo ep di Sergio Russo, cantautore milanese pop rock che riscopre il passato non più come peso da sopportare, ma come distanza da attraversare. Il disco, prodotto da Goedi (Diego Montinaro), mix e master di Marco Zangirolami, vede anche la partecipazione di Raffaele Trapasso (basso) e Simone Matteuzzi (basso, chitarre, tastiere), Carmine Calia (chitarre).
Sergio Russo traccia per traccia
In C’è bisogno di andare via, prima traccia, Russo da voce alla storia vera di un amore finito male, abbandonato per ritrovarsi (C’è bisogno di andare via/non cambiamo da tanto/ con amore ti descriverei/non so più chi sono tu chi sei). La delusione delle strofe esplode con rabbia nei ritornelli, graffianti. L’artista racconta:
Questa canzone nasce da un incontro con una persona a me molto cara che mi ha regalato il privilegio di leggere alcune sue lettere straripanti di parole che custodivano un dolore profondo. Un legame lungo, intenso, arrivato al suo termine, lasciando dietro di sé il silenzio di una casa abitata solo dall’eco dei ricordi e dalla presenza viva dei figli. Per avvicinarmi a quell’abisso interiore mi sono lasciato guidare da frasi intrise di sentimenti autentici, scritte con la forza fragile di chi ama e perde. In quei frammenti ho trovato le radici della mia ispirazione, raccogliendo ciò che più mi ha toccato e trasformandolo in canto
Il basso ipnotico di A due passi dal presente ha catturato subito la mia attenzione. Il sound alt pop, supportato dai synth, mostra un caleidoscopio di sentimenti: dolore, perdita, speranza, la luce che ritorna. Segue Povero Diavolo (diavoletto), una riflessione giocosa sull’amore come atto di rivoluzione. La traccia, energica e ritmicamente variegata, porta luce all’intero lavoro, bilanciando il senso di delusione e nostalgia degli altri singoli.
La canzone racconta la storia di un diavoletto che, travolto dall’amore, perde ogni potere di nuocere agli altri. L’innamoramento diventa così una forza capace di disarmare la malizia, trasformando l’istinto di fare del male in un desiderio di gentilezza, cura e amore verso il prossimo. Con un tocco leggero e ironico, rivelo che dietro a questa narrazione fantastica si nasconde molto di più: un racconto autobiografico. Confesso di aver vissuto in prima persona un’esperienza simile, che mi ha spinto a tradurre in musica un percorso di cambiamento profondo, dove il sentimento ha reso possibile la rinascita. È un gioco di specchi, perché il diavoletto non è altro che una parte di me. Innamorarsi mi ha tolto qualsiasi voglia di combattere per ferire, lasciando spazio solo alla necessità di amare e di essere migliore
In Sarebbe bello, si indaga l’amore non vissuto, immaginato. Il ritornello, che si contrappone a strofe piene di rimpianti, apre lo sguardo e rassicura in merito a sentimenti provati, che però vengono visti come necessari nonostante la delusione.
Russo, che nei precedenti lavori ha intrecciato esperienza personale e narrazione universale in una veste pop dalla scorza rock e si riscopre qui intimo e curato. Le canzoni parlano con naturalezza e sincerità, condividendo i suoi percorsi di caduta, risalita interiore e trasformazione. Le melodie sono orecchiabili e ben supportate dagli arrangiamenti che, senza troppi effetti speciali le ornano con raffinatezza. Un buon lavoro, piacevole e ben definito testualmente e melodicamente.
Chi è Sergio Russo
Cantautore milanese, Sergio Russo porta avanti da sempre un percorso musicale guidato dal cuore e dalla sua autenticità, intrecciando esperienze personali e racconti di vita in una veste pop – dalla scorza rock – dal respiro moderno ma intriso di tradizione.

