Gli Eyes Be Quiet pubblicano il loro primo album Una stanza vuota, in uscita su tutte le piattaforme digitali per Bradipo Dischi (in distribuzione The Orchard). Dopo il loro ep di debutto, in questo nuovo disco gli Eyes Be Quiet catturano un microcosmo fatto di rabbia, cura, solitudine e speranza: sette tracce che creano un universo sonoro delicato e intenso.
Il progetto, sviluppato tra le colline di Brescia da Silvia e Gabriele, fonde atmosfere ambient-alternative, sussurri e voci urlate, creando un paesaggio musicale intimista e vibrante. Con influenze che spaziano tra Radiohead e Bon Iver, Una stanza vuota è un full length maturo, che lavora in chiaroscuro, capace di mescolare vulnerabilità e potenza espressiva, offrendo all’ascoltatore un’esperienza immersiva e personale. Gli Eyes Be Quiet consolidano la loro cifra artistica in un album che parla di malinconia, memoria e luci fioche accese nell’oscurità.
Il punto di partenza è dunque una stanza vuota, nella quale in passato hanno vissuto e lasciato un segno molte persone. L’album racconta le sensazioni che hanno attraversato la stanza. La felicità quando la porta si apriva. La rabbia che esplode e diventa disperazione quando si chiudeva. La cura e il sonno; l’allontanamento e la solitudine.
E svela come, nonostante tutto, quella stanza sia sempre tornata vuota, con la speranza immutata che un giorno si sarebbe riempita di luce. Un sound carezzevole e onirico che, unito a una delle voci più espressive della scena alternative italiana, dà vita ad un disco di esordio idillico e lacerante, intimo e potente.
Quando qualcuno entra nella nostra vita lascia sempre un segno, delicato e preciso. Questo segno rimane come un fantasma, amico e nemico, si siede di fianco a noi e ci accompagna nelle nostre giornate. Ci ricordiamo della sua presenza ogni volta che troviamo le coperte disordinate.
Eyes Be Quiet traccia per traccia
Problemi di mancata protezione con Per farti dormire, che raffigura con voce gentile situazioni minacciose e anche piuttosto bellicose: l’introduzione al disco mette già in chiaro l’inquietudine morbida della band e del disco.
Voce particolarmente flautata per Semi, che trasferisce il bisogno di protezione (e di proteggere) al mondo vegetale. Il giardinaggio, descritto nei dettagli e anche con un certo pathos sonoro, suona a metafora, anche se il finale è tutto tranne che speranzoso.
Questioni di diluizione e di vuoto da cui salvarsi emergono in Percolato, che convoglia le proprie marginalità in un percorso doloroso, che questa volta alza anche un po’ la voce per trasmettere una certa angoscia.
Molto ruvida e propensa al glitch Vespe, che punge con loop e che la voce la alza in maniera ancora più decisa, facendo pensare a una Emma Nolde dei primissimi tempi, ma con un’energia e intensità particolarmente consistente.
Dopo la breve e morbida Marzapane, ecco l’altrettanto morbida ma molto più psichedelica Cocci, che utilizza modalità sintetiche per affrontare un percorso sempre più fluido e ritmato, fiorito nelle sonorità e propenso ad allargarsi e ad allargare il respiro. “Rompimi ancora/io son fatta di gomma/e non vedevo l’ora“.
Un dubbio telefonico apre Coperte, che affronta l’alternativa tra il cercare ancora o il lasciare andare. La ragione sembra prevalere, e si finisce per rintanarsi “in un mondo di coperte”, anche se i pensieri e le speranze sembrano voler andare in direzione opposta.
Sorprendente, internazionale e spesso emozionante, il nuovo disco degli Eyes Be Quiet raggiunge intensità notevoli e colpisce là dove deve colpire, provocando sensazioni mescolate. I brani sono tutti consistenti e ricchi di vibrazioni, tenuti insieme da un’omogeneità di senso e di suono notevole. Il lavoro del duo colpisce già ora ma lascia aperta la porta anche a ulteriori evoluzioni che incuriosiscono.

