Con il suo nuovo singolo Vita Lenta, Naesh ci invita a fare una pausa in un mondo che corre sempre più veloce. Tra atmosfere jazz e soul, produzioni attente e collaborazioni inaspettate, l’artista racconta la sua esperienza di vita e musica in provincia, il legame con l’underground e la ricerca di autenticità in un panorama musicale sempre più algoritmico. In questa intervista, Naesh ci parla del bisogno di rallentare, del suo rapporto con il territorio, e di come la musica possa cambiare il nostro modo di percepire il tempo.
“Vita Lenta” sembra quasi un manifesto contro la velocità con cui viviamo oggi. Da dove nasce l’esigenza di raccontare questo bisogno di rallentare? È qualcosa che senti anche nella tua vita personale?
Si, in passato ho spesso inseguito e idolatrato la classica “vita veloce”, ora sto cercando di apprezzare le cose semplici che mi dà il posto in cui vivo.
Nel brano compaiono immagini molto concrete — il mare, la provincia, i paesaggi quotidiani. Quanto conta il territorio da cui vieni nella tua scrittura?
Nel rap conta tantissimo il posto da cui si proviene. Io vengo in un posto bellissimo geograficamente e con molti problemi sociali. Cerco di far risaltare questo contrasto.
La produzione di RameBiz e la presenza di Ollie Giò portano nel pezzo atmosfere molto morbide, tra jazz e soul. Come è nato questo incontro sonoro e cosa cercavi musicalmente per questa canzone?
Per questa canzone cercavo esattamente questo. Amo il rap con influenze jazz e soul. Con Rame siamo amici da vent’anni ed è stato molto naturale. Giorgia l’ho conosciuta a un suo live in un locale di zona. Sento questa voce super soul e mi sono avvicinato dicendole che era veramente brava. Mi ha risposto quasi commossa perché non la stava ascoltando nessuno. Da lì siamo diventati amici e lei e Loweasel, altra mia amica e cantante molto brava, hanno dato all’album quel tocco soul che cercavo.
Dopo tanti anni nella scena hip hop indipendente, cosa significa per te oggi fare rap? È cambiato il modo in cui senti questo linguaggio?
Be’ sicuramente cerco di fare qualcosa di consono alla mia età. Non sono più un ragazzino e chi ascolta deve averne la percezione.
Vita Lenta sembra anche un invito a guardare con più attenzione le cose semplici. Secondo te la musica può davvero aiutare a cambiare il nostro rapporto con il tempo e con la quotidianità?
La musica fa parte della mia quotidianità, ne ascolto in continuazione. Quindi dal mio punto di vista assolutamente sì.
Nel tuo percorso hai sempre mantenuto un legame forte con l’underground. In un panorama musicale sempre più veloce e algoritmico, quanto è difficile restare fedeli alla propria identità artistica?
Io vengo da un periodo in cui il rap in Italia non era mainstream. Non giravano i soldi di ora. Ai concerti eravamo sempre i soliti e le radio non passavano quasi nulla. Non ho cominciato a fare rap pensando di svoltare o di farlo diventare il mio lavoro.
Quando il genere è esploso in Italia, anche se con grande ritardo rispetto al resto del mondo, ero molto contento, l’ho vissuta come una sorta di vittoria personale. Rimanere in provincia e continuare a fare musica non è stato facile, ma finché mi farà bene lo farò.

