Dargen D’Amico, “Doppia Mozzarella”: la recensione

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Doppia mozzarella è il nuovo album di Dargen D’Amico: due anni di lavoro che portano a melodie lo-fi, folk popolare e rap. Dargen ha lavorato a questo album coinvolgendo le persone con cui ha collaborato negli ultimi anni: membri della band come Marilena MontaroneTommaso RuggeriDiego Maggi Alberto Venturini, insieme a produttori e compositori — tra cui spiccano Gianluigi FazioEdwyn Roberts Marco Zangirolami.

L’artista presenterà Doppia mozzarella in occasione di un instore tour che inizierà venerdì 27 marzo alle ore 17:30 a Milano, presso la Mondadori di Piazza Duomo, per poi proseguire sabato 28 marzo alle ore 17:00 a Bologna, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, domenica 29 marzo alle ore 15:00 a Firenze, alla Galleria del disco di Piazza Stazione, lunedì 30 marzo alle ore 17:30 a Roma, presso la Discoteca Laziale di via Giolitti 268 e martedì 31 marzo alle ore 17:00 a Napoli, alla Feltrinelli di Stazione Centrale.

Dargen D’Amico traccia per traccia

AI AI, il pezzo portato a Sanremo, è messo proprio in cima alla tracklist, con il suo elenco straniante e tutto scritto su un presente che vortica senza una direzione e senza un senso. Se non quello che troverà per noi l’AI (e probabilmente non ci piacerà).

Atmosfere differenti quelle esplorate in Pianti Grassi, che racconta di una ricerca di attenzione che pare non abbia funzionato: en passant si parla anche di peccato originale e di destino, giusto per non farsi mancare niente.

Di religione e di paura ragiona Ottaviano, che sa di ballad morbida e ondeggiante, con un sound piuttosto vintage e “la crisi dei 30, dei 100, dei sempre“. Ottaviano, per la cronaca, è l’amante di zia Rosa, come il testo ci racconta.

Siamo pronti per un’escursione nei Centri Commerciali, introdotta da un conteggio in dialetto milanese: la relazione è messa in discussione da eccessi di virtualità. Eppure c’era un menù degustazione già pagato, da consumare insieme.

C’è una danza popolare con battimani in Piove metallo, che è corale e ballata, ma con un ballo da piazza e non da disco. La canzone racconta e si diverte, come quasi tutte quelle presenti nell’album.

Per esempio Tecno Tango: tra un corso di cumbia e un “ciumbia”, tra una ragazza umbra e viale Umbria, un brano quasi cupo per narrare un corteggiamento surreale e vertiginoso, dal Barbera d’Asti al Mirto sardo, fino a “qualcosina che gira di contrabbando“.

Situazioni urban nei suoni di Non Bevo Non Fumo, che balla su dichiarazioni di astinenza, con un drumming particolarmente muscolare e l’abituale cascata di versi. Sensazioni r&b ci accolgono in Storie, che parla di una ricerca di felicità e di storie che non sono successe e perciò sono grandi per definizione.

Molta serietà e molto hip hop con Prima nudi chiamavamo amore, che parla di guerre personali, di una lei che se ne va e dell’ultima rata. Un sax particolarmente malinconico introduce L’ascensore, che racconta di storie di relazioni malate, considerata dal punto di vista dell’amante.

Ecco poi la title track Doppia mozzarella, tra pizze offerte, citazioni di Benigni e Troisi e la consapevolezza del fatto che le cose si rovinano, anche con le migliori intenzioni. Riflette ad alta voce su uomini stupidi, senso di protezione e clitoride Moto ondulatorio, in flusso di coscienza che salta da un’immagine all’altra.

A chiudere ecco Ipertesto, che è una sorta di metastoria per raccontare se stessi, la storia della propria personalità custodita nei recessi più intimi della Rete (con dettagli sulle funzioni corporali anche piuttosto sorprendenti).

Il Festival di Sanremo è una zoccola, diciamocelo. Perché ti dà tantissimo, ti mette sotto i riflettori, ti fa risparmiare anni di promozione e di gavetta, ti fa arrivare a persone che non ti avrebbero mai e poi mai sentito nominare.

E però dall’altra parte in qualche modo ti oscura, soprattutto di questi tempi: è successo anche a Dargen D’Amico, che a Sanremo ha portato forse il pezzo più debole (ma sicuramente d’impatto) di un disco intenso, profondo e vario in cui mostra tutte le altre facce di cui è dotato.

Ironia non esagerata e non onnipresente, pochi riferimenti “politici”, ma un senso di connessione del tutto contemporaneo e presente, come se i pezzi fossero scritti per la prima volta mentre li ascoltiamo. Saltando senza sforzi dall’hip hop al r&b, da suoni europei a sensazioni americane, dà sempre la sensazione di sapere che cosa dire, anche quando le barre si susseguono in modo apparentemente poco connesso.

Chi è Dargen D’Amico

Rapper, cantautore e produttore, Dargen D’Amico è tra i rappresentanti più eclettici e poetici della scena cantautorale italiana contemporanea. Negli anni ha dimostrato una spiccata e innata capacità di unire i sound e le influenze più eterogenee, da quelle derivanti dalla tradizione cantautorale italiana, a quelle provenienti dalla musica classica ed elettronica, fino a quelle di matrice più pop.

Nel suo percorso undici album, tra cui due episodi che hanno cambiato la storia dell’hip hop italiano: Musica senza musicisti (2006) e Di vizi di forma virtù (2008).

Ha partecipato al Festival di Sanremo nella sezione Big tre volte: nel 2022 con Dove Si Balla (7 volte Disco di Platino), inclusa nell’album Nei sogni nessuno è monogamo, certificato Disco d’Oro; nel 2024 con Onda Alta (Disco di Platino), brano di punta dell’album Ciao America, che ha ottenuto la vittoria al Premio Amnesty International Italia come miglior brano sui diritti umani; e nel 2026 con AI AI, accompagnato da AI AI – Short Documentary, un progetto editoriale e visivo che ha esteso la performance musicale in un’indagine sul presente.

È stato inoltre giudice di X Factor per due anni consecutivi, nel 2022 e nel 2023. Lo scorso anno ha ideato e condotto il podcast Tolomeo – Le impronte che lasciamo, in cui ha dialogato con ospiti che, attraverso la loro attività e il loro esempio, hanno fatto della loro vita un punto di riferimento per gli altri.

Genere musicale: hip hop, cantautore

Se ti piace Dargen D’Amico ascolta anche: Dutch Nazari

Pagina Instagram Dargen D’Amico

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