Nu Genea, “People of the Moon”: la recensione

nu genea

I Nu Genea pubblicano il nuovo disco: People of the Moon arriva quattro anni dopo il giustamente celebrato Bar Mediterraneo. Duo di musicisti e dj napoletani composto da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena, la band mescola ritmi napoletani a idee di world music.

Il duo questa volta esplora ritmi sudamericani ed espande ulteriormente i propri confini, con un disco che non si pone particolari limiti nemmeno per quanto riguarda i generi musicali.

Nu Genea traccia per traccia

Apre il disco Acelera, che ospita Maria Joé Llergo: lo sguardo viaggia fin dalle prime battute oltre il nostro continente, per raggiungere latitudini che comunque ospitano sensazioni affini.

C’è Tom Misch su Onenon, sospinta da uno swing particolarmente fluido, in un ballo dai colori black e dalle risonanze funk. Qui le convergenze world music sono molto attenuate, ma l’esotismo lascia il passo a un abbraccio internazionale molto intenso per quanto leggero.

Con Puleza si torna decisamente a Napoli: le bellezze e i ritmi del Mediterraneo si concretizzano su un brano che ospita la voce di Fabiana Martone, ma i ritmi mescolano antico e contemporaneo, risultando quasi frenetici.

Più ragionati i discorsi di Celavì, in cui torna Maria José Llergo: anche qui si balla, in maniera sciolta e morbida, anche se i ritmi sono sempre abbastanza sostenuti. Più corale Carè, ricca di domande e di dubbi, su ritmi e toni che però sembrano più festosi che dubbiosi.

La title track People of the Moon si colloca appena al di là della metà del disco: anche qui il discorso è corale e mosso, in un movimento molto avvolgente. Risonanze arabeggianti costellano Ma tu che bbuò, piuttosto marcata nei ritmi e quasi urban come tendenza generale.

Altro pezzo di puro divertimento ecco Sciallà, costellata di fiati e di Sudamerica, nonostante testo e molte caratteristiche sonore partenopee. Si rallenta un po’ e si abbassano le luci, ma giusto un po’, con Shway Shway, con Celinatique, che aggiunge qualche idea vintage alla palette sonora, compreso un sorprendente cambio di scenario a metà pezzo.

A chiudere il disco ci pensa Ondas do Mar, con Gabriel Prado: il brano si costruisce un po’ per volta, partendo dalle percussioni e poi aggiungendo colori e sensazioni che di nuovo guardano verso il Sudamerica.

Ormai una certezza per la produzione alternativa italiana, i Nu Genea guardano in modo legittimo a un mercato più vasto e meno asfittico del nostro. Il disco si può guardare in modo indifferente come quello di una formazione italiana che contamina il proprio sound con sensazioni world music, oppure di una formazione internazionale che di tanto in tanto pesca nel Mare Nostrum.

Da qualunque prospettiva la si guardi, la band non si fa carico dei limiti geografici, ma solo di ritmi e suoni. Il risultato è un lavoro di alto livello, convincente e spesso divertente, che rafforzerà l’identità del duo e si farà ballare parecchio nei festival estivi.

Genere musicale: world music, jazz-funk

Se ti piacciono i Nu Genea ascolta anche: Savana Funk

Pagina Instagram Nu Genea

Iscriviti subito al canale Telegram di TRAKS 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi